Roma alla catalana

A via IV Novembre c’è una mezza ambasciata (mezzo riconosciuta): la delegazione di Catalogna

 Roma alla catalana

Via IV novembre a Roma

C’è un posto a Roma, in via IV Novembre, in cui trovate l’ambasciata di uno stato che non c’è, o non c’è ancora. E’ la delegazione della Generalitat di Catalogna in Italia, una delle prime 8 sedi di rappresentanza aperte dal governo di Barcellona in giro per l’Europa e il mondo. I contatti con il governo italiano sono limitati (la Spagna tuona e tuonerebbe) e così la delegazione catalana si muove anzitutto sul fronte economico e culturale. “Promuoviamo l’internazionalizzazione delle imprese catalane, attraiamo investimenti e promuoviamo la nostra cultura”, racconta al Foglio l’italo-catalano Luca Bellizzi Cerri, il delegato della Generalitat in Italia.

 

Il 65 per cento circa degli investimenti spagnoli in Italia arrivano in realtà da Barcellona e dintorni: il grosso è concentrato nel nord (come l’acquisizione della A4 Brescia-Padova da parte di Abertis), ma anche nella Capitale si segnala ad esempio l’acquisizione del grande parcheggio di Villa Borghese, con palestra e servizi annessi, da parte del gruppo Saba. Il 35 per cento dell’export italiano in Spagna va in Catalogna, dove peraltro risiedono circa 50mila nostri concittadini e dove un’azienda straniera su 10 è italiana. Negli ultimi tempi, la delegazione catalana nell’Urbe è particolarmente attiva, tra presentazioni di libri e mostre: il prossimo 6 marzo il ministro degli Esteri Raul Romeva i Rueda inaugurerà l'esposizione “Catalogna bombardata” alla biblioteca della Camera.

 

Lo scopo è intessere relazioni politiche e parlare del grande tema del momento, il referendum sull’autodeterminazione della Catalogna. “Vogliamo che i cittadini catalani – commenta Bellizzi Cerri – possano scegliere liberamente se la Catalunya deve continuare a essere una comunità autonoma della Spagna, se può essere uno stato confederato con la Spagna o uno stato indipendente, dentro la UE e dentro l’euro. Vorremmo che tale processo fosse pacifico e concordato con il governo di Madrid, ma…”. Nella capitale spagnola, la musica è tutt’altra: l’ex presidente catalano Arturo Mas è sotto processo per disobbedienza civile per aver organizzato la consultazione popolare del 9 novembre 2014, quella in cui oltre 2 milioni di cittadini (su 5 milioni di aventi diritto) votarono per la secessione dalla Spagna; rispetto alla richiesta reiterata di un referendum da parte dell’attuale presidente catalano Carles Puigdemont, il governo Rajoy è inamovibile. Ma Puigdemont ha detto che il referendum si farà “sì o sì” entro l’anno, che Rajoy accetti o meno. Vista da Roma, la questione appare molto più seria dei secessionismi in salsa italica dei decenni passati.

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