Le “Idi di marzo” a 5 stelle: correnti, invidie e dossier

Lombardi vs Raggi. Ultimo atto in Campidoglio

lombardi raggi

Virginia Raggi, Roberta Lombardi (foto LaPresse)

Il sospetto e il controsospetto, le parole che volano sui social, i parenti dei nemici che fanno da coro greco, la scissione informale che si fa ma non si dice: fino a un certo punto, nella Roma a Cinque Stelle divisa in “correnti”, parolaccia che i vertici del M5s non vogliono pronunciare, sembrava tutto un gioco, magari duro, ma pur sempre gioco tra “cittadini” che sanno bene di non valere tutti sempre e soltanto “uno”. Poi è arrivata la Procura (caso Marra e non solo). La Procura, infatti, ha aperto un fascicolo sul presunto “falso dossier De Vito”, dal nome del candidato sindaco del M5s nel 2013, non candidato nel 2016 ma – questo il dubbio – non per naturale effetto di competizione interna (ultimo atto delle “Idi di marzo” a Cinque Stelle, nel senso del film di George Clooney sulle primarie americane).

 

Marcello De Vito, questo il punto su cui si indaga, potrebbe essere stato indebolito nella corsa da un’intensa attività di propaganda dei suoi avversari fondata sull’accusa pretestuosa, ma indigeribile per gli attivisti duri e puri, di una richiesta di accesso agli atti sulla situazione catastale di un seminterrato – e già la materia dice molto, come il terrore che coglie gli eletti all’idea di essere calunniati da informatori ex amici e vicini (modello Corea del Nord?). Mentre la sindaca indagata attende la convocazione indei pm, il caso De Vito mostra, sì, l’ormai sclerotizzata spaccatura del M5s romano in corrente-Lombardi (la deputata che ha sempre sostenuto De Vito), e corrente Raggi-Frongia-Stefàno (con Marra deus ex machina), ma soprattutto l’impossibilità di dirsi, come da copione a Cinque Stelle, sempre e comunque disinteressati al potere.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    05 Febbraio 2017 - 21:09

    Le idi di marzo furono per Cesare e Cesare è ancora distante. Sta su, scrive il verbo giornaliero sul blog, minaccia, medita, tituba e, per non screditarsi troppo appoggia il sindaco di Roma "politizzato" a sua insaputa. Se il Cesare scendesse a valle, ma non ci siamo con i tempi, allora avremmo il cesaricidio vero. La Lombardi e il resto sono nomi che si accapigliano alla Fontana di Trevi per sciacquare chi prima i panni sporchi delle loro miserie politiche. La Raggi disarcionata dallo scranno del Campidoglio non sono le idi di marzo. Sono una lite di suburra di quattro comari che se ne fregano delle cucuzze e di tutto il cucuzzaro.

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