Sul Lungotevere, al Circolo dei diplomatici, si chiacchiera

Ecco i candidati ambasciatori in Israele

Sul Lungotevere, al Circolo dei diplomatici, si chiacchiera

Il Palazzo Farnese a Roma (foto di attilio47 via Flickr)

Grandi manovre in corso per la nomina del nuovo ambasciatore d’Italia in Israele, attesa da mesi e sempre rinviata. Ora sembrano maturi i tempi della decisione, almeno così raccontano i frequentatori del Circolo dei diplomatici, sul Lungotevere dell’Acqua Acetosa. L’ambasciatore uscente, Francesco Maria Talò, ha ben operato, è persona particolarmente gradita a Israele e dunque i mesi in proroga non hanno certo danneggiato i rapporti tra i paesi. “E’ semmai l’interessato – dicono le chiacchiere da circolo – a scalpitare per un suo futuro e meritato incarico di prestigio”. La scelta di chi lo sostituirà è ardua, il prescelto dovrà destreggiarsi in una fase calda. Certi eccessi dell’Amministrazione Trump – sostengono alcuni interlocutori israeliani di stanza a Roma – potrebbero radicalizzare le posizioni di amici e nemici di Israele. Nessuno chiederà all’Italia di trasferire la sede dell’ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, come faranno a breve gli americani, ma senza dubbio il simbolismo della scelta Usa caratterizzerà i prossimi anni. “All’Italia – ragionano alla Farnesina – occorre qualcuno che sappia concentrarsi su business e relazioni commerciali, più che sulla politica”. E’ la tesi dell’ad di Eni Claudio Descalzi, che all’orecchio di Gentiloni e Alfano starebbe provando a suggerire il nome di Pasquale Salzano, 44enne consigliere diplomatico del cane a sei zampe. Il ministro degli Esteri, invece, preferirebbe il nome di Alessandro Cortese, 56 anni, rappresentante italiano presso il Comitato Politico e di Sicurezza Ue, in passato consigliere diplomatico di Gianfranco Fini alla presidenza della Camera.“Entrambi nomi eccellenti – ragionano sul Lungotevere, tra un cocktail e l’altro – ma con sponsor ingombranti”.

E poi, su Salzano si sussurra con esemplare tocco diplomatico: “Ha fatto così bene il suo lavoro all’Eni, destreggiandosi egregiamente tra i governi arabi, che gli israeliani potrebbero non considerarlo sufficientemente neutrale…”. Anche per Cortese elogi sperticati tra i colleghi, un po’ meno a Montecitorio, dove alcuni esponenti del Pd non vorrebbero lasciare una casella tanto preziosa nella disponibilità del Nuovo Centrodestra. C’è chi propone un terzo nome, Gianluigi Benedetti, classe 1959, consigliere diplomatico al Ministero dell’Istruzione. Negli anni del governo Renzi, Benedetti ha fatto da ponte tra il mondo dell’università e della ricerca italiano e quella fucina di idee e innovazione che ormai è Israele. La Fedeli avrebbe già dato il suo placet. E’ fatta? “Ma no, magari spunta un quarto nome, mai dare nulla per acquisito alla Farnesina”.

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