Gioie mal celate di un grosso cardinale della curia

Talari svolazzanti e sonate di Chopin. I rari momenti d'esaltazione dell'eminentissimo toscano Baldisseri 

Lorenzo Baldisseri

Lorenzo Baldisseri (foto LaPresse)

Due o tre anni fa circolava la battuta secondo cui Benedetto XVI avesse deciso di dimettersi dopo essere stato costretto ad ascoltare, lui orecchio finissimo, un’esecuzione al pianoforte di monsignor Lorenzo Baldisseri, allora arcivescovo e oggi cardinale di primissimo piano nella curia di Papa Francesco. Non proprio Chopin, grantiscono dalle parti di via della Conciliazione, benché il porporato sia convinto di saperci fare. Finito un Sinodo, per lui è già tempo di pensare al prossimo (del Sinodo è segretario generale). Niente ostie da dare ai divorziati, ma speranza da somministrare ai giovani, stavolta. Appuntamento al 2018. L’eminentissimo toscano Baldisseri governa tutto con pugno di ferro, tiene i ranghi serrati (e bene fa in tempi come questi di risse tra sottane nervose) e non ammette obiezioni alla linea papale (e sua personale). Severo, rari sono i suoi momenti d’esaltazione. Uno, però, oltretevere se lo ricordano bene: quando celò poco e male la gioia per essere stato inserito nella lista dei futuri cardinali una posizione sopra quella del tedesco Müller, con il quale l’intesa non è proprio il massimo, per usare un eufemismo. Chissà quale sarebbe stata la reazione del Pontefice, se avesse visto con i suoi occhi la scena, magari tra un discorso e l’altro contro il carrierismo sì diffuso tra le talari svolazzanti. 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi