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ArchivioReunion

12 maggio 2008

Sarà il lunedì, ma è tutto un fremito. Fremono quelli che devono fare i sottosegretari (ce n’è persino la possibilità di uno ai temi etici: fremito divino), e freme la riunione. Il Dir. comincia che pare Speedy Gonzales, e non ti dà tempo di aprire bocca che è già altrove (“Come la vuoi mettere?”, “Tu che volevi dire?”, “Sì, ma la storia la sappiamo”, “Noi dobbiamo fare un articolo originale”, “Aspetta aspetta, non mettiamo insieme le cose”). Uno sta sempre sul chi vive: ti presenti, per dire, con Brunetta, e già siamo passati alle cose complicate di Meotti, che su certe robe – tipo: strategie di eventi per esportazione della democrazia – è una sorta di magistero. Riunione un po’ asmatica, a dirla tutta. Il Dir. è interessato a: “sicurezza, economia, sindacato”, Cundari a Di Pietro e la sottostante “intentona travagliesca”, Ferrante a Tremonti, “abbiamo qualche elemento su cui lavorare” (sembra un tecnico di laboratorio di Csi), il prof. Forte a Einaudi, Valensise sicuramente a Sarkozy, ma non ha neanche il tempo di farlo sapere: parte psicologicamente dall’Eliseo e si ritrova a caccia di Mara Carfagna. Bellasio vede profilarsi “la settimana della riscossa degli antitremontisti” – perciò sembrerà lunghissima da passare. Insomma, un principio di incartamento. Poi, proprio Ferrante – che ha le bretelle più belle della redazione (ma è anche l’unico a portarle) – ha il colpo di genio. “Prescott!”, urla a un certo punto. Come se avesse detto: “So’ la figlia della sora Augusta, quella maritata Cecioni!”, tutti si bloccano rapiti. “E’ uno dei fari della politica fiscale di Bush”, precisa sempre Ferrante. Il fremito, adesso, si è fatto di piacere. Come Rocca quando metteva di mezzo il caro vecchio indimenticabile Weekly Standard. Se uno è il faro di qualcosa per Bush, sarà quanto meno vicino alla gloria degli altari. Questo Prescott fa la sua bella figura nella discussione, ne vengono lodate le non comuni qualità, ne verranno dettagliatamente informati i lettori. Da Milano, Crippa, alla ferale notizia che deve occuparsi – con contiguità politico-ciellina – di una certa personalità, mette le mani avanti: “Non so neanche chi sia costui”. Ma siccome, fa presente il Dir., le vie di Google non sono meno infinite di quelle dello spirito, pure Maurizio viene sistemato. Meno male che arriva la parte, diciamo così, più volta al cazzeggio. Così si giunge alle memorie sessantottine di Lidia Ravera – una cosa al cui confronto, nella ricchezza della discussione, il fremito di piacere per Prescott si tramuta in un vero e proprio cigolio dei sensi. Due appunti finali: Cundari, preso da un principio di latitanza (insomma, pareva appisolato), si ridesta di scatto al nome di Veltroni: “Aspetta, aspetta…”. Rapido, pure il Dir. fa finta di niente. E Vietti, detto il Viettino, viene prima incaricato di chiamare alle cinque della sera (l’ora buona per ogni sciagura) un esperto di terremoti per indagare sul sisma in Cina, poi in finale di riunione viene sfiorato dal rischio di mettere le mani in un articolo su aborto e faccende connesse. Ha un sussulto, Vietti: “Ma io ho già il terremoto alle cinque…”. Un precursore dell’etica anarchica: piuttosto che ricominciare ad avere a che fare con un embrione, come ha fatto per mesi, il neorelativista ha preferito farsi carico di tutto un disastro in Estremo Oriente.

di Stefano Di Michele

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