Reunionisti decisamente indisciplinati. Forse è il tempo fuori dalle finestre, variabile nemmeno fosse primavera, caldo nemmeno fosse primavera. Per ristabilire un po' d'ordine nel "pollaio" (sic), in due pagine (con bandana) intervistiamo l'intervistatore del papa. Poi si dirige il traffico di proposte per organizzare la prima: la spunta la politica, la spunta il G20 che inizia a Seul, la spunta una corrispondenza sull'evoluzione dei Tea Party. Proprio quando la calma sembrava ristabilita in reunion, ecco che spunta il dossier di Pompei e del crollo della Casa dei gladiatori. Non volano gli stracci come a Ballarò – dove una professoressa con la Porta di Brandeburgo alle spalle ha alzato perfino troppo il ditino contro un ministro per i Beni e le Attività culturali che alle spalle ha invece burocrazia-politica-manifestanti-e-via-dicendo – ma proclami impegnati e impegnativi sì, tanto che qualcuno, nella foga, dà del "Tonis" a "Floris" e chissà cos'altro, visto che le risate della curva-Est della riunione impediscono di udire il resto.
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