Rimpinguarsi a cena e poi scofanarsi una scatola di biscotti non è sano. Eppure quei “panetti di burro” (così li ha definiti qualcuno) travestiti da dolciumi erano sì pesanti ma indispensabili per intrattenersi durante il faccia a faccia tra Rutelli e Alemanno. Una noia indicibile, che ha regalato però qualche chicca. Il direttore, definitivamente rientrato dall’avventura elettorale, ne è ha fatto un succoso elenco, antipasto di una riunione scoppiettante. Poi è stata la volta del duo direttore-Crippa, quest’ultimo in collegamento da Milano (che non è un dettaglio, perché da Milano si capisce una parola su due, quando si sta attenti), con il primo che sciorina una lista di editorialisti tra Avvenire e Famiglia Cristiana che lascia tutti sbalorditi, compreso lo stesso Crippa ammutolito di là dal cavo, compreso lo stesso dir. che dice: “Poi dici che i direttori non servono a niente”. Dopo l’exploit iniziale, si è cominciato a parlare di politica, Alitalia, telenovele, botulino, insomma il cosiddetto “dramma delle quotidianità”. Dal dibattito che ha coinvolto tutta la redazione sono emerse alcune Grandi Verità: le marchette non possono essere troppo grandi, altrimenti sono uno sfregio; il Caimano non fa più paura (e Travaglio è divertente); la presidenza della Camera non porta un granché bene (ma neppure quella del Senato, e anche il ministero della Giustizia ha il suo bagaglio di sfighe appresso); i soldi son soldi, non è che si può sempre millantare accordi che non ci sono. Passato il momento delle Grandi Verità, c’è stata un po’ di amarezza nel constatare che Sarkozy, dopo aver detto che rompeva tutto, non ha rotto niente, ma poi è tornato il sorriso. E’ bastato nominare l’uomo magico, quello che scaccia i pensieri e i nervosismi. E’ lui il nuovo idolo del Foglio. Il suo nome comincia per “g” e finisce per “i”, e lui, l’idolo, copia tantissimo.
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