11:33, Roma, Lungotevere Raffaello Sanzio. Una considerazione, innanzitutto: sulle elezioni parlamentari irachene tutti sono pronti a cambiare tono rispetto al disfattismo di questi ultimi anni, al punto che addirittura Hollywood si riscopre patriottica e assegna l'Oscar al film guerresco. Sulle elezioni regionali italiane, invece, sempre la stessa solfa: caos da una parte (a destra, in tribunale) e caos dall'altra (a sinistra, in piazza). E dev'essere un leitmotiv di questa Europa, il caos, se è vero che in Islanda i cittadini possono votare su un quesito semplice: pagare o no i debiti con le banche straniere? La risposta, scontata, getta l'Ue – ancora una volta – nel caos. Sul Foglio di carta si tenterà di riflettere su come uscirne. Qualcuno a Parigi dimostra invece di avere le idee chiare, almeno sul nucleare: va rilanciato, e basta con la preferenza dei finanziatori internazionali per le rinnovabili. Tutto questo mentre crolla un'altra certezza delle élite di mezzo mondo, Ian McEwan, pure lui – "la Jane Austen dei progressisti internazionali", lo definisce qualcuno in redazione – pronto a capitolare di fronte alle lusinghe dell'atomo civile. Svaniscono così pure le certezze granitiche dell'ambientalismo liberal.
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