L’estate, infine. Non lo dicono soltanto gli uffici vuoti e i biglietti del treno scontati per tornare a casa e votare, né le turiste inglesi a spasso per Trastevere con i polpacci bianchi e i sandali Birkenstock, o come cavolo si chiamano. Anche la redazione ha un aspetto diverso. Il telefono suona soltanto due volte: prima il professor Forte, poi SDM che la sera prima ha scordato gli occhiali sulla scrivania oppure al bagno – sarebbe il quinto paio che se ne va questo mese, dice. Bellasio segue la riunione da Milano. In redazione quelli che quando ho il sabato libero piove sempre, quando devo lavorare sembra ferragosto. Giuli propone un pezzo con gli endorsement dei direttori di quotidiano. Anche se, avverte, potrebbero essere pochi quelli che intendono parlare: più probabile che esca un articolo in cui si parla soltanto di vicedirettori. Categoria, appunta Bellasio, che ha comunque il suo perché. A Roma si parla pure di elezioni comunali e Giuli si augura che un’eventuale vittoria di Rutelli (ma Alemanno c'è) non cancelli l’aspetto dionisiaco della capitale, trasformandola in una città noiosa. Magari come Milano, aggiunge ancora Bellasio. Marina propone due pezzi. Uno per chiedere che i Promessi sposi siano recitati nelle scuole italiane (mugugni). L’altro per raccontare le regole del web galateo (sollievo, nessuno ha ancora capito come spiegare all’amica di liceo appena ritrovata grazie a Facebook che no, non m’interessa far parte di un gruppo d’autocoscienza ambientalista). Il giornale è fatto, chissà che si mangia sulle colline di Piacenza.
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