Grazie Maurizio. Grazie Marina. Non fosse stato per voi saremmo caduti ancora una volta nella botola di Alitalia, quella che ogni volta pare chiusa e invece non la è mai, neppure quando il principale acquirente si alza e se ne va, perché anche in questo caso la fine “non sembra definitiva”, ha detto un elegante e abbronzato collaboratore venuto in visita in redazione, dopo di che si è sentito soltanto il tonfo della mobilia caduta per terra a qualche redattore distratto. Grazie Maurizio, ché quando sei così feroce ci piaci tantissimo, e anche se hai “finito le idee per i prossimi quindici giorni”, come hai detto tu concludendo una splendida invettiva, ce ne faremo una ragione e citeremo pazientemente, nei momenti di stress alitaliesco, qualcuna delle tue battute. E’ che hai parlato presto, Maurizio, all’inizio di tutto. C’era ancora tutto il giornale da fare e con il dir. assente, un vicedir. molto stanco e la primavera infiltratasi insolente nelle prime scollature di stagione, pareva non si riuscisse ad arrivare in fondo. Per fortuna si è intromessa Marina. Grazie Marina. Con la storia del “respingitore sonoro” – un’arma agli ultrasuoni per i quindicenni rompicoglioni, pare di aver capito – hai risollevato le palpebre e hai indotto ognuno di noi alla riflessione: qualcuno ha pensato che bisognerebbe alzare l’età dei bersagli dei respingitori (a vent’anni si è ben più molesti, basta vivere a Trastevere per saperlo); qualcuno si è immedesimato nei problemi della terza età; qualcuno ha invocato direttamente l’uso dei fucili; qualcuno ha detto che bisognerebbe alzare un filino l’età, diciamo intorno ai trent’anni, e poi respingere sonoramente i capolista giovani candidati e la loro giovanilissima incompetenza. E’ stato bellissimo, dopo abbiamo tollerato di tutto, persino un altro approfondimento su Alitalia. Poi, fuori tempo massimo, è arrivato il nostro fotografo di riferimento con una scatola di uova. Il resto l’avrete già visto.
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