L’ora di religione – non il film di Bellocchio – entra a gamba tesa tra i banchi dei redattori. C’è una sentenza del Tar e c’è una domanda che aleggia al di là del Tar, dei crediti formativi, dei vescovi e delle verità rivelate: l’ora di religione, fatta com’è fatta oggi, è adeguata alle speculazioni dell’oggi? Non è che per caso una chiesa che si candida ad aver un ruolo pubblico deve “introdurre soluzioni nuove”? Si decide di approfondire la questione con un paio di pezzi “dubitativi”. Il capitolo Pd-Pdl, nell’imminenza del Ferragosto, ha bisogno di immani sforzi di creatività per tradursi in parola scritta: in mancanza d’altro, spopolano le proposte finiane sull’immigrazione e le mosse di Marini in vista delle primarie. Gli esteri puntano sul “non baby boom di Obama”: Obama, a nove mesi dall’insediamento, oltre a mostrare le prime crepe sul piano già inclinato della sanità, non ha fatto neppure nascere più bambini, a dispetto dell’entusiasmo dei suoi fan, entusiasmo che avrebbe potuto farsi motore di procreazione (come dopo una vittoria in guerra, pensavano i demografi. E invece no). Acquistano punti anche le questioni geo-calcistiche – la partita Stati Uniti-Messico con cui forse, dice un redattore, “gli Usa entreranno nel Terzo Mondo – e le malefatte di Lippi e Platini. Se non volassero droni in Pakistan, come dice il bollettino internazionale, ci sarebbe pure spazio, sul giornale, per la lite da stadio. Ci si accontenta di un solo articolo, affidando la diatriba ai lettori internettiani.
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