"Il premio cattivo gusto – sussurra all'inizio un redatttore non di destra – lo vince questo giornale qua", e indica la testata di un quotidiano non di destra. Una redattrice confessa di avere un virus (non suino, pare) e buona parte della riunione la si passa a districare l'affare Fiat-Opel, con interventi "germanici" via interfono. Dalle parti dell'economia nel frattempo salta fuori uno scoop sulla Cgil che va dritto dritto in prima pagina, e il battaglione esteri ha pronto un bel menu: "Ora i giornali italiani scrivono quello che noi dicevamo sei mesi fa, che in Iraq si sta bene. Peccato che non sia più vero". "Ma il profumo della panetteria come fa a entrare qua dentro?" è la domanda fatta da qualcuno che sospende per un attimo il consesso dei foglianti. Poi ci si ributta nel giornale: in seconda 10.000 battute di De Mattei che vanno da Ratzinger a Mancuso, Merlo che cultureggia sui "libri al tempo del Pdl" nell'inserto e Di Michele che cerca di risolvere questo rebus: se c'è la crisi, com'è che un redattore parecchio imortante di questo giornale venerdì ci ha messo tre ore e mezza ad arrivare a Orte? Insomma, che fine ha fatto l'austerity?
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