Tutte quelle persone che si erano prontamente illuse che la politica di Barack Obama fosse la via più mite per portare un po’ di falce e martello e un po’ di peace e love al 1600 di Pennsylvania Avenue dovrebbero leggere con attenzione le cronache americane sui primi giorni del nuovo presidente, e soffermarsi infine su una delle parole più usate nella riunione di oggi per descrivere i primi atti di policy estera obamiana: bombe. La riunione comincia con una dettagliata descrizione dei bombardamenti americani al confine tra Pakistan e Afghanistan, con una noticina sulla scarsa attenzione che gli altri giornali hanno dedicato al tema e con una prima pagina che prende forma tra vescovi tradizionalisti e un po’ negazionisti, tra sentenze su Eluana e retroscena sul Pd. L’argomento italiano che più dà soddisfazioni ai cronisti e ai commentatori politici è quello legato alla questione della riforma dei contratti (tema che in realtà trova uno scarsissimo quanto ingiusto interesse nel resto della redazione), il direttore si ingolosisce dei temi di politica estera, Arnese spiega da dove nascono i difficili rapporti tra il governo e gli stimoli alle auto e intanto prepara una bellissima sorpresa economica. Per domani.
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