Se non fosse per la cospicua “lista caduti” (causa influenza), la riunione sarebbe persino affollata. Qualcuno, da Milano, scambia la parola “cecchino” per “destino” o “cestino” (non si capisce), e dunque tarda a sintonizzarsi sul tema di cui parla il direttore: i musulmani davanti al Duomo e la non-reazione (intellettuale) di alcuni settori d’area cattolica. Nell’attesa che il Papa ritrovi la voce dopo la raucedine (accadrà in mattinata), nasce una discussione sul comportamento da tenere di fronte alla “preghiera politica” musulmana e a una certezza: “Noi ci difendiamo, loro attaccano”. Altra certezza, anche se soltanto sull’impaginazione odierna: Rachida Dati che torna al lavoro a cinque soli giorni dal parto. Il direttore ha allertato Annalena Benini. Trattasi di lanciare il tema: la maternità è stata circondata di tali e tante “cure” che nessuno fa più figli, ma ora guardate Rachida (che non voleva dare ai suoi nemici i sei mesi di vantaggio della maternità). Qualcuno fa notare che Rachida ha tre baby-sitter. Segue dibattito sulle mamme comuniste, su Giovanna Melandri ministra con bimba neonata e sui maschilisti arcaici di ritorno. Quel che resta del giornale se lo prendono Gaza, l’affaire Malpensa, con qualche spazio per le intercettazioni dei terroristi di Mumbai.
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