Il direttore non vede l’ora di fare il giornale, si era intuito dalle invettive che in precedenza echeggiavano dal suo studio. “Bimbo ucciso per un reality. E’ un secondo caso Napoli”. Segue una sua breve rassegna stampa che inchioda “la serena congrega dei tartufi” alle sue “bellurie”, “quegli ideologi secolaristi” che manipolano la cronaca. Chiede manforte a Meotti, incaricato di sfruculiare gli intellos tiepidi, mentre Mancuso era già stata allertata di buon mattino per una ripresa di “Molto incinta”, favola hollywoodiana in tema. “Abort macht frei: nazisti!”. Pausa, respiro. La re(d)azione si fa attendere qualche secondo, poi si prova a passare all’ordinario. Cundari cita l’incipit di D’Avanzo su Rep. come segno dei tempi sulla questione giustizia e si aggiudica un pezzo sul Pdip (Partito demodipietrista). Il dir. incalzante ammicca: “Ma che fa il Tiepido? A proposito, dov’è scritto: io vomiterò i tiepidi? In quale vangelo?”. “No, è Apocalisse: all’angelo della chiesa di Laodicea scrivi…”, ribatte il solito ben informato. Restando sul tema, Giuli si applicherà su Casini. Gli esteri scivolano via in un amen, Francia-States-Iran appaltata all’ingrosso. Idem l’economia. Si torna in terreno moratorio. Spazio alla ricerca sul campo di un ginecologo modenese, il dir. vuole un editoriale sulla Ru486 (se lo becca Crippa). “La nostra campagna è finita, è arrivato Pera”, dice una voce dal fondo. Si ride, sollevati ma non troppo.
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