Oggi, giorno primo della Nuova Era Obamiana, la redazione è rilassata e curiosa. L’elezione di Obama era così annunciata da tempo che non fa effetto. I primi a prevederla? Noi, con una pagina intera di quattro anni fa intitolata “Obama, prossimo presidente”. Il direttore viene a piedi da casa sfoggiando un paio di New Balance. Il vice deve un paio di pizze in giro. Il corrispondente da New York Rocca aveva già in tasca la mappa del voto stato per stato da giorni. Anyway, ora si apre il capitolo “Che cosa succede adesso”. Fronte uno: Corte suprema, equilibrio dei voti. Fronte due: Pentagono, Afghanistan e Iraq. Dall’Azerbaigian l’inviato Luigi de Biase prepara la reazione della Russia. Stefano di Michele ha avuto l’incarico più improbo: maratona televisiva notturna sulle reti nazionali, per raccontare il voto americano visto da studio. Non c’è alcun bisogno di dire alla redazione quello che tutti sentono già spontaneamente: ignorare lo spettacolo degli obamiti italiani imbrancati dietro al carro di Chicago per saltarvi su.
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