Si scaldino i motori, si spremano le meningi, si faccia di necessità virtù: il Foglio inaugura una nuova battaglia culturale, in nome della carta stampata in via d’estinzione. Va considerata una specie da proteggere, dunque, un bene culturale a tutti gli effetti, così come l’opera lirica e il teatro di prosa. Non siete convinti? Ci pensiamo noi. Anzi, ci penseranno i molti editori, scrittori, giornalisti, critici di ogni scuola e parrocchia che da domani in poi peroreranno (speriamo) in forma di tormentone la causa delle notizie veicolate da cellulosa e inchiostro. Carta canta e canterà. Per ora, ci godiamo un quarto d’ora (vabbè, cinque minuti) di autocompiacimento al quadrato, per quel “’Conosciamo bene il Foglio’, dicono all’Eliseo”, incastonato nell’articolo in prima, sul numero del 30 settembre, che racconta di Bolloré e del suo progetto simil-fogliesco. “Siamo stati fin troppo signori, potevamo pure farci il titolo”, dice qualcuno. Fine dell’autocompiacimento.
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