Anche oggi il Direttore indossa le bretelle, perciò sarà una riunione volitiva e piena di attenzioni alla produttività del Foglio. L’avvio è dedicato al ministro Sacconi che se la prende con le alte conquiste culturali del centrosinistra in materia di garanzie per le donne incinte (tema affidato alla Benini). Poi è un tripudio di retropensieri vaganti sulle ragioni occulte che avrebbero ispirato le manganellate a freddo inflitte da Famiglia cristiana sulla schiena dei dirigenti del Partito democratico. Si raccolgono opinioni di ogni genere: lo fanno per sgomberare la strada all’abbraccio tra Pier Ferdinando Casini e Francesco Rutelli (ma due sconfitti messi insieme non fanno nemmeno un mezzo vincitore); lo fanno per accanimento contro i cattolici democratici accoccolati sui tronetti del Pd, ma ormai dimentichi dei valoooori; lo fanno perché Ruini li ha commissariati e ormai è lui il padroncino del settimanale crociato più osé; lo fanno con equanimità, visto che la settimana prossima di certo si travestiranno da zingari per attaccare il centrodestra. In mancanza di una spiegazione credibile – ma ad alcuni è chiaro che sotto c’è roba di soldi – bisognerà investigare. Il Direttore stabilisce un pezzo ecclesiologico – “voglio un articolo nervoso, di temperamento!” – e un altro politico. Per fortuna c’è l’arrivo dell’I-Phone che consente divagazioni tra l’entusiasta – “servirebbe un finto Luca Sofri” – e il luddista. C’è spazio per l’incursione valoriale di Tiliacos sulla pillola del giorno dopo, mentre Giulio Meotti si becca una pagina intera da scrivere su domani perché ha sempre delle idee fichissime ma un po’ troppo epocali per un colonnino solo. Stefano Di Michele oggi farà l’inviato a Pietralata per una iniziativa a metà tra la politica estera e la festa de quartiere; Peduzzi sgrana con maestria il menabò degli esteri veri mentre la direzione reclama per tutti una maggiore capacità d’imporsi in riunione. E più sveltezza: “Si finisce sempre prima di pranzo e poi…”. Dalle retrovie: “Poi si pranza”. “E si vede”. Ma in coda c’è l’autocritica sentita del Direttore che lascia esterrefatti i subalterni (punte di commozione nella redazione esteri): “In realtà le Cinquecento che ho notato in strada non sono due, ieri ne ho scovata un’altra. Mi autocritico”.
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