Amadé

Un gustoso libretto sui viaggi di Mozart in Lombardia. Pronti via per la stagione musicale

Maurizio Crippa

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Amadé

La sera del 22 gennaio 1770 Leopold con il figlio Wolfang prendono alloggio nella foresteria dei Padri agostiniani a San Marco, là dove un tempo scorreva il Naviglio di Porta Nuova. La location non è casuale, a due passi c’è Palazzo Melzi dove abitava il conte Karl Joseph Firmian, governatore generale della Lombardia e fratello dell’arcivescovo di Salisburgo Anton, datore di lavoro di Leopold Mozart. E’ lui il bersaglio grosso per il quale hanno varcato su una scomoda carrozza il Brennero e trascorso due settimane “di avvicinamento” in provincia, esibendosi e tessendo conoscenze in un mondo musicale più effervescente di quanto si possa immaginare. Non è un viaggio di piacere. Wolfgang Amadeus, che preferiva farsi chiamare Amadé, aveva quattordici anni e non era più un’énfant prodige. Aveva strabiliato il magnifico Teatro dell’Accademia delle Scienze di Mantova, aveva impressionato Cremona, ma era ancora troppo giovane per essere un compositore professionista. Uno degli scopi del viaggio in Italia era la tappa a Bologna dove, in deroga all’età a grazie alle lezioni di contrappunto, e forse un aiutino, del famoso musicista Giovanni Battista Martini, ottenne il titolo a Compositore Filarmonico. Di questa parte del viaggio racconta in un grazioso film minore di Pupi Avati di un po’ di anni fa, Noi tre. Non era un viaggio di piacere, perché l’Italia del Settecento non è provincia, è capitale europea della musica e Milano è riconosciuta come la città della sinfonia per eccellenza. Quando vi arriva per la prima volta, il primo dei suo tre viaggi italiani, a Milano vive ancora il vecchio Giovanni Battista Sammartini, il compositore e maestro che aveva raffinato i canoni della moderna sinfonia e li aveva fatti conoscere in Europa, contribuendo all’influsso e al gusto di una “maniera lombarda si suonare una sinfonia”. C’è da imparare e scalare posizioni in fretta. In Italia Mozart scrive e scrive, col suo tono infantile e sentimentale che altri film di successo hanno reso celebre confida alla madre che “le dita mi fanno male da tanto scrivere recitativi”, le sue dita sono “stanche, stanche si stanchezza”. Sta scrivendo il fretta e furia la sua prima opera lirica commissionata, Mitridate re del Ponto, che avrebbe dovuto debuttare il giorno dopo Natale, grande cast e grande produzione, come diremmo oggi. L’occasione della vita, per il ragazzo. Il Teatro alla Scala non c’era ancora, c’era al suo posto il Teatro Regio Ducale che sarebbe andato a fuoco qualche anno dopo, e l’imperatrice Maria Teresa d’Austria avrebbe chiamato l’archistar Piermarini per farne uno nuovo. Fu un trionfo, venti repliche erano un evento mai visto, in una città come Milano pur in pieno rilancio economico, urbanistico e culturale. Ma dell’agognato contratto patrocinato dal conte Firmian, nessun risultato

 

Nell’agosto dell’anno successivo Amadé e suo padre sono di nuovo in viaggio alla volta di Milano. Il ragazzo è oltremodo oppresso dal “gran caldo e la polvere che ci ha inseguito continuamente con molta impertinenza”. Ma la commessa è importante. La principessa Maria Teresa gli ha chiesto una “serenata teatrale” per le nozze di suo figlio, l’Arciduca Ferdinando, con Maria Beatrice d’Este. A ottobre, l’Ascanio in Alba è un trionfo, Maria Teresa regala a Mozart un orologio d’oro, ma di un posto fisso a Milano, nemmeno a parlarne. Anzi, la principessa si lascia scappare un giudizio poco lusinghiero, ma illuminante sulla condizione del lavoro creativo nell’età dell’assolutismo illuminato: non vuole “caricarsi di gente inutile che gira il mondo come mendicante”. Si torna tra Salisburgo e Vienna, là sarà il resto della vita e dell’arte mozartiana. Dell’Italia e di Milano Mozart conserverà un ricordo senza incanto e un poco astioso. Anni dopo, scrivendo di un compositore italiano suo rivale, lo liquiderà così: “Un ciarlatano, come tutti gli italiani”.

 

La storia dei viaggi a Milano del giovane Mozart è raccontata in un gustoso librino da poco edito da Unicopli, “Mozart in Lombardia” (78 pp., 10 euro). Lo ha scritto Ennio Cominetti, musicista e divulgatore musicale. Una piacevole lettura, per appassionati non solo di musica ma anche della storia culturale di Milano, da gustare mentre in città si accordano gli strumenti della nuova stagione musicale, sempre più ampia e che non attende il Sant’Ambrogio della Scala. Qualche settimana fa si è chiuso con un successo lusinghiero SettembreMusica, il festival condiviso tra Torino e di Milano, con numeri in crescita: 76 sold out su 140 concerti e un totale di 82 mila spettatori. Lunedì 16 nella Sala Verdi del Conservatorio il pianista russo Yevgeny Sudbin, inaugura la stagione delle Serate musicali alla Società del Giardino; il 6 novembre sarà la volta della stagione della Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Chailly. Che il mensile Classic Voice ha appena inserito fra le dieci migliori compagini sinfoniche internazionali, al settimo posto per numero di concerti in tournée previsti nella stagione in corso.

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