Il Prix Italia se ne va a Milano

La passerella internazionale della Rai è qui. Tra fake news, future sedi e folli acconciature del “varietà”

Il Prix Italia se ne va a Milano

Presentazione Prix Italia (foto LaPresse)

La punzecchiatura più divertente è arrivata da Torino, dalla deputata del Pd Silvia Fregolent: “Torino perde anche Prix Italia, l’evento internazionale promosso dalla Rai per valorizzare programmi radio, tv e internet di qualità che si terrà invece a Milano dal 29 settembre al primo ottobre”. La manifestazione si era svolta a Torino consecutivamente dal 2009 al 2015, nel 2016 la trasferirono in gita a Lampedusa, in quota Fuocoammare. Ma “con l’assicurazione di amministrazione comunale e Rai che l’evento sarebbe tornato dal 2017”. E niente, oggi il Prix Italia va in onda a Milano. Ma più che colpa degli appendini torinesi, la faccenda si inquadra nel clima di competitività attrattiva, lievemente cannibale, sull’intero settore “grandi eventi” che Milano va sviluppando, ed è tanto caro a Beppe Sala.

 

Ma va inquadrata anche in un’altra prospettiva: il baricentro dell’informazione televisiva e neo-televisiva che si sta rapidamente spostando su Milano (Sky e non solo), cosa che al “sistema Milano” interessa assai e da cui la Rai, qualunque cosa diventerà un giorno, non vuole essere tagliata fuori. C’è la politica lombarda, che preme con qualche velleità. Roberto Maroni alla presentazione del Prix, ha ribadito la disponibilità della regione a collaborare “anche per tutti gli eventi futuri, compresa la decisione di portare la Rai a Milano. È un auspicio”. Beppe Sala, “senza arroganza”, ha aggiunto: “Chiediamo una accelerazione per capire se possiamo fare qualcosa di più per Milano. La città ha una vocazione naturale ai media e chiediamo di rafforzare la presenza della Rai”. Sala stringe i tempi: “Io avevo un colloquio con Antonio Campo Dall’Orto e ho lasciato tranquillo il suo successore Mario Orfeo, ma è il momento che la questione venga affrontata”. La presidente Monica Maggioni risponde: “A breve ci saranno nuove iniziative, produzioni e direzioni che potranno avere luogo a Milano”. Si parla di una nuova sede (lo aveva anticipato qualche settimana fa GranMilano), si parla degli spazi di Fiera Milano, ma non solo di quelli.

     

Per il resto, ci si butta sui contenuti presenti e futuri dell’informazione. “Back to Facts - La realtà contro le false notizie” è il titolo dell’edizione di quest’anno del Prix Italia. Ricco panel di incontri e interventi, con alcune presenze straniere interessanti e la consueta dose massiccia di presenze interne e istituzionali. Uno degli appuntamenti più stimolanti è il Workshop di oggi, ore 17, al Museo nazionale della scienza e della tecnologia, dedicato a “Complotti, Leggende, e falsi miti: la scienza può sconfiggere le fake news”. Che è il tema del momento, sappiamo. Perché travalica il “normale” universo di riferimento del complottismo classico, quello che va da Hitler non è mai morto alle leggende metropolitane. No, tra antivaccinismo, veganismo esasperato, climatologia, medicine alternative, damnatio degli Ogm la diffusione di notizie infondate ha da tempo messo nel mirino, la scienza stessa e la credibilità di chi svolge lavoro scientifico. “Crolla la fiducia negli esperti, aumenta il ricorso all’informazione fai-da-te”. La possibilità di contrastare le fake news nell’ambito scientifico, la necessità di un racconto efficace del mondo della ricerca saranno gli argomenti.

     

Nel frattempo, mentre si aspettano segnali sulla futura sede, la bella sede storica di Giò Ponti rivendica l’orgoglio di quando la Rai di Milano era avanguardia della creatività, e persino del “varietà”. Escono infatti tutti dagli archivi di corso Sempione, dove furono creati per le ballerine e le soubrette di trasmissioni come “Serata di gala” o “L’amico del giaguaro”, le 28 acconciature esposte fino a domenica al Palazzo dei Giureconsulti nella mostra “La Rai ha una bella testa” curata da Fabiana Giacomotti. Turbanti, capricci di cristalli Swarovski e di pasta di vetro alti fino a quaranta centimetri, tiare in lega dorata con decori in pasta di corallo e altre stravaganze testimoni di un’epoca dello spettacolo, di una scuola di costumisti, decoratori e accessoristi di grandissimo livello che dagli anni 50 alla fine dei 70 contribuirono a far grande Mamma Rai, a Milano.

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