Paola Bonzi a Mosca

La fondatrice del Cav della Mangiagalli è stata invitata in Russia a parlar di vita

Paola Bonzi a Mosca

Paola Bonzi (foto LaPresse)

“A metà dicembre 2016 mi fanno una strana telefonata in cui mi chiedono se me la sento di andare a Mosca a parlare della vita. Dico di sì, ma poi riattacco e cominciano a venirmi tutti i dubbi del caso. Che cosa stava succedendo?”. Quando Paola Bonzi racconta fa sempre così, parte sempre dalle cose come le accadono. La richiesta di una presenza a Mosca che parlasse del lavoro a favore della vita veniva dal Patriarcato ortodosso, insieme all’associazione Russia Cristiana. “La nostra interlocutrice era Giovanna Parravicini, esperta di cultura russa che da 25 anni lavora a Mosca. Ci chiedeva di organizzare un convegno”. La premessa da fare è che da tempo le istituzioni russe sono in allarme per la grave crisi di natalità, e parallelamente per l’elevatissimo numero degli aborti: il paese ha uno dei tassi più alti al mondo. La legge del 2011, restrittiva sulle settimane entro cui può essere applicata l’interruzione della gravidanza e su altri aspetti, seguita da altre iniziative come quella di vietare la pubblicizzare l’aborto, non hanno prodotto un’inversione di tendenza nel rapporto tra nuovi nati e Igv praticate.

 

Un paio d’anni fa, il ministero della Salute ha diffuso informazioni e sollecitazioni affinché si formassero centri e consultori atti ad aiutare e favorire la maternità. (Va tenuto conto, inoltre, che in Russia l’obiezione di coscienza per i medici non è riconosciuta). Così, racconta Paola, nasce l’idea di creare gruppi di persone in grado di ascoltare, aiutare le donne per cercare di ridurre la pratica massiva di ricorso all’aborto. Il fatto è che, nel paese che per primo nel 1920 legalizzò l’interruzione di gravidanza e in cui le condizioni sociali ed economiche delle donne permangono difficili, non c’è quasi nessuno in grado di farlo. In grado di ascoltare e parlare con una donna che vuole abortire.

 

“La partecipazione al convegno – che si è svolto al Patriarcato ortodosso di Mosca dal 25 al 29 gnnaio 2017 – è stata fantastica”, racconta Bonzi. “Erano presenti rappresentanti dalle varie regioni russe, Siberia compresa: operatori degli ospedali pubblici, psicologi, ostetriche. Sono stati tre giorni di grande commozione. Abbiamo spiegato come è possibile imparare a fare un lavoro che parta dall’ascolto e dall’aiuto. Ho fatto una simulazione di colloquio, con una dottoressa: lei nei panni di una donna che vuole abortire. Il giorno dopo, mi ha detto: ‘Mi hai regalato un’ora del tuo cuore”.

 

Così è nata l’idea di aprire un Centro Aiuto alla Vita a Mosca, dentro un ospedale pubblico – il dialogo col ministero si sta avviando (prima, però, Paola Bonzi vuole conoscere anche l’opinione della chiesa cattolica). L’idea è di partire con una presenza-tutoring di operatori del Cav Mangiagalli, ed eventuali viaggi di personale russo in Italia, per fare esperienza. “Chissà – ride – mi daranno della pazza. Ma un caro amico mi ha regalato 5.000 scrivendomi: ‘Per il Cav di Mosca’”.

 

A proposito di aiuti. Sabato 18 marzo all’Auditorium di Milano si terrà il Secondo Concerto della vita, una serata benefica per l’autofinanziamento del Cav Mangiagalli. Si può prenotare con una donazione minima di 20 euro a biglietto.

 

Informazioni su cavmangiagalli.it

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