Le donne dolorose musulmane che pregano la Madre di Gesù

Un testo di Doninelli debutta a teatro

Maurizio Crippa

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Le donne dolorose musulmane che pregano la Madre di Gesù

Foto Pixabay

Tre delle donne sono musulmane, la quarta è Maryam, la Madre di Gesù con il nome con cui è citata nel Corano. Tre donne di dolore (come anche la quarta), colpite dalla sventura di figli e fratelli persi – perché uno s’è fatto attentatore suicida, un altro l’ha preso la guerra… “Oh Madre!… un pazzo si è fatto saltare uccidendo venti persone, musulmani, cristiani e perfino due vecchi ebrei. E io mi chiedevo, tutta piena di spavento, se la mamma di quel pazzo non fosse di quelle che si vedono in tv, e che si sentono fiere della morte dei loro figli, e benedicono Allah”. Pregano. Non per amore, forse per sfogare dolore e odio: “Madre! Io ti scongiuro! Prega il Signore Allah che mandi un cancro fetido a quell’uomo, che possa marcire tra i dolori più terribili”. Ma pregano Maryam.

 

L’idea di metterle insieme in un testo poetico è venuta allo scrittore Luca Doninelli da un episodio personale: “L’idea di Maryam viene da lontano, precisamente dalla Basilica dell’Annunciazione di Nazareth dove mi recai tra il 2005 e il 2006. Lì assistetti allo spettacolo di una fila quasi ininterrotta di donne musulmane che entravano nella basilica per rendere omaggio alla Madonna. Conoscevo già la devozione dei musulmani per Maria, ma quella visione mi colpì ugualmente per la sua solennità, per la certezza fiduciosa che quelle donne mi trasmettevano. Me la sono portata dentro per anni, finché, volendo scrivere un testo teatrale su Maria, mi è balzata alla memoria”.

 

Mercoledì Maryam ha debuttato al Teatro Elfo Puccini, palcoscenico di culto milanese, dove rimarrà fino al 12 febbraio. A portarlo in scena Marco Martinelli e Ermanna Montanari, regista e voce “solista” del Teatro delle Albe, da oltre trent’anni una delle più apprezzate compagnie di teatro di ricerca italiane. Per l’occasione, lo spettacolo è prodotto in collaborazione con il Teatro degli Incamminati/deSidera. La protagonista è sola sulla scena, recita in sequenza le parole di Zeinab, Intisar e Douha. Che, racconta l’attrice, “condividono con Maria il dolore per la morte dei figli, morti dovute all’ingiustizia e agli orrori del mondo”. Ma non sono, appunto, madri che si rivolgono alla Madre di Gesù per cercare consolazione. E nemmeno per chiedere miracoli. Per le donne musulmane che in molti luoghi e santuari del medioriente pregano la donna che per i cristiani è la Madonna, lei è essenzialmente un punto di condivisione, è “madre tra le madri”, nota Ermanna Montanari. Sul velatino del proscenio le parole del testo di Doninelli scorrono tradotte in arabo. Teatro di parola, o meglio “una specie di ‘melologo’, una piccola opera lirica per voce recitante e musica”, dice l’autore. L’elaborazione di musiche elettroniche, sonorità mediorientali, rumori di guerra di Luigi Ceccarelli riempie il resto dello spazio.

 

Dopo le donne, ecco arrivare Maryam. Che non è la “postina” con le risposte, come direbbe Papa Francesco. E’ innanzitutto una donna cui Dio non ha risparmiato la morte del proprio figlio. “Amiche, se avessi avuto il potere di togliere mio figlio dalla croce, pensate che non l’avrei fatto?”. “Dio conosce una a una tutte le vostre lacrime, e sapete perché?, perché prima di essere le vostre furono le sue”. In tempi di terrorismi e ferocia, la figura di Maryam, suggerisce senza bisogno di spiegare il “melologo”, è la figura dell’unico, forse, ponte possibile tra cristianesimo e islam. Perché non è dottrina, ma esperienza dolorosa e vera. “Donna dell’incontro”, dicono le Albe.

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