Raduni

Perché la Festa dell’Unità e la convention di Stefano Parisi sono appuntamenti assai nazionali.

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Debutta questa sera la Festa dell’Unità, location lo Scalo di Porta Romana (le location del Pd non sono mai a caso, “scalo” sarà una parola chiave per Beppe Sala). Non sono mai a caso neanche i titoli: “Avanti Milano SI’ riparte”. Lo scorso anno la sfida del Pd meneghino a trazione renziana era di fare della Milano dell’Expo il simbolo del cambiamento nazionale. Quest’anno la Festa di Milano si presenta come la roccaforte del cambiamento costituzionale, senza se e senza ma. Anzi, con il Sì e senza No. A differenza di Bologna o Torino, dove attorno alla Festa si va consumando lo stillicidio del “dibattito” – con o senza l’Anpi, con o senza Zagrebelsky – il partito milanese guidato da Piero Bussolati ha deciso che la Festa è per il Sì, perché tutti i parlamentari milanesi la riforma Boschi l’hanno votata, perché la minoranza interna esiste anche qui – lo si è visto alle elezioni comunali, lo si vede nella Giunta di Palazzo Marino – e ha diritto di parola, ma non di determinare il corso dell’evento (degli eventi, si vedrà). Così verranno ospiti di altri schieramenti che sul referendum la pensano diversamente, da Bobo Maroni a Mariastella Gelmini – puntuto invece il niet all’ex sfidante sindaco Stefano Parisi: “Si sta occupando di una prospettiva nazionale”, ha detto ieri Bussolati – e verrà pure Max D’Alema, ma a parlare di politica estera. Se poi vorrà aggiungere qualcuna delle sue proverbiali stilettate in materia costituzionale, sarà ovviamente libero di farlo. Però, come diceva Nanni Moretti, “il dibattito no!”. Ci sarà invece la “Casa del Sì”, che ospiterà laboratori per spiegare meglio i temi della riforma costituzionale.

 

Dibattito ci sarà sicuramente, invece, attorno all’altro tema forte su cui gli organizzatori hanno puntano: l’islam. Tra integrazione, immigrazione, scontri di civiltà e società plurali. Anche in questo caso, la prospettiva molto nazionale. La giornata chiave è sabato 27 agosto. L’incontro col titolo peperino si chiama “#tuttacolpadiSumaya”. Sumaya Abdel Qader è la musulmana osservante, che porta il velo, eletta a Palazzo Marino nelle liste del Pd e attorno alle cui posizioni (presunte, contestate) rispetto all’islam si era acceso un velenoso dibattito: con il centrodestra ma anche interno al Pd, segnato dalla rumorosa uscita della musulmana laica e di lunga militanza Maryan Ismail. La scelta dell’incontro con Sumaya (parlerà con i giornalisti Costantino della Gherardesca e Jacopo Tondelli) non è una provocazione per rinfocolare le polemiche, ma un segnale politico sì: il Pd, non solo milanese, è convinto della bontà della sua linea che punta all’integrazione dell’islam moderato, per quanto religioso, nel nostro paese. A confermarlo, gli altri incontri in cartello, che vedono tra gli ospiti Gad Lerner, l’islamologo della Cattolica Paolo Branca e soprattutto Umberto Tavolato, osservatore politico per l’Ue nel Corno d’Africa ed esperto di cooperazione.

 

L’altro appuntamento politico con vista nazionale è la convention di Stefano Parisi. L’uomo incaricato da Silvio Berlusconi di riorganizzare il centrodestra “liberale e popolare” sta lavorando alacremente a quello che, per convenzione giornalistica e in assenza di titolo definitivo, tutti indicano come la “Leopolda del centrodestra”. Ma non sarà un raduno di Forza Italia. Per ora di stabilito c’è la data, il 16 e 17 settembre. E l’impegno di Parisi a escludere i politici. Sarà un format a workshop con proposte e idee. Si parlerà di economia, lavoro, innovazione, ricerca. Parisi per ora non fa nomi di ospiti (girano nel tam-tam quelli dell’ex Confindustria Giorgio Squinzi e del presidente dell’Ance Claudio De Albertis), ma promette personalità di rilievo, esterne ai consueti giri di tavolo, e  molto altro. Più sicuro è il fatto che, da FI alla Lega a Fratelli d’Italia, sono molti i “gufi” che non vedono di buon occhio l’iniziativa. Ma questo Parisi lo sapeva già, è da quando si è candidato sindaco che deve guardarsi più dagli amici che dai nemici. Sconosciuta per ora anche la location. Lui aveva chiesto la Fabbrica del Vapore, un bel recupero post industriale dell’Amministrazione Albertini, ma il Comune ha detto niet.

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