Moratorie

Cosa c’è da ricordare sulla fine della “sensibilità istituzionale” dei pm nelle indagini su Expo.
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Mentre da Roma in giù l’Italia è alle prese con le inchieste su Pizza & Angelino, la mattina di mercoledì 6 luglio Milano è stata svegliata dalla campanella della fine della “moratoria Expo”. Gli undici arresti ordinati dal procuratore aggiunto Ilda Boccassini, e dai pm Sara Ombra e Paolo Storari per associazione a delinquere finalizzata a fatture false e riciclaggio, con presunto traffico di banconote su e giù verso la Sicilia e correlazioni mafiose – crimini attribuiti a un consorzio di cooperative che ha lavorato con appalti negli allestimenti dell’Expo e in Fiera Milano – sono il segnale che la tregua concessa per quasi due anni (al maggio 2014 risalgono gli arresti di Angelo Paris, manager di Expo, e di vecchi protagonisti della Prima Repubblica come Primo Greganti e Gianstefano Frigerio: inchiesta vieppiù ridimensionatasi) dalla procura di Milano è scaduta. La notizia che nell’economia milanese e lombarda vi siano infiltrazioni mafiose, non è una notizia. Sull’entità dell’inchiesta, staremo come sempre a vedere. Ma è interessante ricordare ciò che è avvenuto nel frattempo. A maggio 2014 Matteo Renzi aveva spedito Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale sulla corruzione, a “rimettere a posto le cose”, visto che evidentemente il Comitato antimafia fondato da Giuliano Pisapia nel 2011 proprio per tenere sott’occhio i lavori di Expo (a guidarlo Nando Dalla Chiesa) non aveva sortito granché. Cantone arrivò e definì Milano “capitale morale”. Ieri è stato tra i primi a difendere l’onore suo e del suo lavoro:  “Di cosa dovrei pentirmi?”, ha detto alla Stampa, “assolutamente no. Confermo tutto… Senza le 80 interdittive antimafia della Prefettura di Milano, senza le retate della Procura, senza i nostri rigorosi controlli, cosa sarebbe diventata Expo 2015?”.

 

Buona domanda, quella di Cantone. Cui ne andrebbe aggiunta un’altra. Cosa sarebbe diventata Expo senza la “sensibilità istituzionale” che Matteo Renzi, anche per il tramite di garanzia di una figura come quella del capo dell’Anac era riuscito a suscitare nella magistratura di rito ambrosiano? Nell’agosto del 2015 il presidente del Consiglio era in viaggio in Giappone, e mandò i suoi saluti e ringraziamenti a tutti, compreso il procuratore Edmondo Bruti Liberati che a novembre avrebbe lasciato l’incarico: “L’Expo non doveva esserci ma si è fatto grazie a Cantone e Sala, grazie a un lavoro istituzionale eccezionale, grazie al prefetto e alla procura di Milano che ringrazio per aver gestito la vicenda con sensibilità istituzionale”. Commentò Frank Cimini, vecchia volpe della cronaca giudiziaria di rito ambrosiano: “E’ comunque inusuale che Renzi abbia ringraziato per due volte Bruti Liberati per la sensibilità istituzionale. Una sensibilità che consiste nel fatto che le indagini non sono state fatte”. La sensibilità istituzionale è proseguita ben oltre la fine della manifestazione, con grave scorno di chi avrebbe preferito bufere e polveroni sopra le elezioni amministrative. La nuova inchiesta non coinvolge in alcun modo i vertici di Expo, ma ieri Gianni Barbacetto sul Fatto ha avuto la sua vendetta postuma: “La ‘capitale morale’ si ritrova infetta: nessuno ha visto nulla”. A dire la verità, tra i “nessuno” elencati da Barbacetto dovrebbe rientrare anche la Dia. Se è fondato ciò che afferma Roberto Maroni, che ha ufficialmente riaperto le scaramucce tra politica e magistratura: “Dominus (il consorzio di cooperative i cui vertici sono stati arrestati, ndr) lavorava in Fiera perché la Dia aveva concesso il nulla osta. Evidentemente, la Direzione investigativa antimafia nel 2014 non riteneva che l’associazione di imprese avesse legami con la criminalità organizzata tali da consigliarne l’esclusione dagli appalti”. Notevole la ricostruzione fatta da Repubblica: “La Dia non replica alle parole di Maroni. In procura, la circostanza riferita dal governatore… viene bocciata come “vaneggiamento’”. Nel frattempo, dopo lunga lotta per le investiture, al posto di Bruti Liberati a guidare la procura di Milano è giunto Francesco Greco, nome nobile di Mani Pulite. Se gli arresti di mercoledì segnino davvero la fine della moratoria, se siano il normale ritorno al lavoro della magistratura, o un ulteriore tassello della nuova fase di uno scontro politico-giudiziario più ampio, si vedrà.

 

E’ finita anche la moratoria sui profughi. Il governo ha dato il benestare all’impiego del “Campo base Expo” (struttura esterna al sito, nonostante ciò che molti hanno erroneamente detto, che accoglieva i lavoratori) per ospitare i migranti, tornati emergenza in città. Era la migliore “soluzione tecnica”, secondo il prefetto Alessandro Marangoni. L’aveva chiesta anche Beppe Sala, che ha invitato Stefano Parisi a visitare insieme la struttura. Un po’ furbamente, dopo che in campagna elettorale Parisi aveva chiesto a lui e a Giuliano Pisapia di aprire subito un tavolo tecnico, per evitare di trovarsi in emergenza con l’estate alle porte. Ieri Parisi ha risposto picche: “Mettere i profughi nel Campo base Expo è sbagliato. Tra l’altro mi stupisce che da parte dell’assessore alle Politiche sociali, Pierfrancesco Majorino, dopo cinque anni non ci sia un piano”. Poi lui e Sala si sono incontrati, hanno preso un caffè.

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