La cadrega

Risvolti ironici e politici del ricorso di Cappato per un posto in Comune (e conseguenze per Sala).

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Milanese di nascita e con studi a Monza, Marco Cappato non avrà difficoltà, come Aldo nella celeberrima gag di Tre uomini e una gamba, a distinguere tra una mela (avvelenata) e una “cadrega”, quando si verrà al dunque. Ma la vicenda del ricorso per vedersi assegnato un seggio nel nuovo Consiglio comunale da parte della lista Radicali con Cappato, apparentatasi al ballottaggio con Beppe Sala, ha i suoi risvolti ironici e invita a deduzioni politiche. Martedì i Radicali hanno richiesto al Tar della Lombardia un pronunciamento d’urgenza contro l’assegnazione dei seggi che li vede esclusi, in base a un contrasto (“discrepanza”) tra le indicazioni del Viminale per l’applicazione delle norme – che li escluderebbe in quanto al primo turno la lista non ha superato lo sbarramento del 3 per cento – e le fonti giurisprudenziali che invece indicano di non tenere conto del risultato, nel caso di successivo apparentamento. Le norme in questione sono nel Testo unico per gli enti locali. Art. 72, comma 7, e soprattutto art. 73, comma 7: “Non sono ammesse all’assegnazione dei seggi quelle liste che abbiano ottenuto al primo turno meno del 3 per cento dei voti validi e che non appartengano a nessun gruppo di liste che abbia superato tale soglia”. Le indicazioni del Viminale si attengono a questo, ma è un “interpretazione errata”, secondo Cappato. Esistono infatti una sentenza del Tar della Lombardia del 2003 che afferma il contrario (e due analoghe nel 2010 e 2013) e soprattutto una sentenza del Consiglio di stato del 2015, secondo cui “la ripartizione dei seggi va fatta tenendo inderogabilmente conto dell’apparentamento”. E’ stato obiettato, ai Radicali, che al momento del voto per l’Ufficio elettorale faceva testo solo la legge e l’indicazione del ministero, e questo anche i Radicali erano in grado di saperlo. Politica e cavilli. A breve si saprà come andrà a finire.

 

Qualche dubbio nel mondo politico milanese, sull’appellarsi ex post di Cappato su una regola da nessuno contestata prima, è stata determinata anche da altri fatti. Uno legale, ovvero l’esposto di ineleggibilità presentato alla Procura contro Sala prima delle elezioni proprio da Cappato, e rimasto lì, ufficialmente, anche dopo l’apparentamento con il candidato ineleggibile del primo turno. L’altro è politico. Presentando l’apparentamento tra i Radicali e la propria coalizione, Beppe Sala aveva ventilato (non promesso) un coinvolgimento di Emma Bonino, che nell’arcipelago radicale è vicina a Cappato, per un ruolo nelle relazioni internazionali del Comune. Va detto che, esperienze mondiali a parte, Bonino è stata molto presente a Milano, lo scorso anno, come attivissimo presidente di WE-Women for Expo e le prospettive di Milano nel mondo le conosce bene. Ma da qui a paracadutarla con un ruolo a Palazzo Marino è sembrato a molti, non solo nel centrodestra, una mossa elettorale e d’immagine un po’ forzata. Attendendo la soluzione del dilemma della “cadrega”, c’è un aspetto politico interessante da osservare: il ruolo che Sala deciderà di riservare agli alleati Radicali, sia nel caso di ingresso di un loro esponente in Consiglio, sia nel caso venisse confermato un ruolo per Bonino. Il tipo di ricompensa per l’appoggio (forse decisivo) ottenuto al ballottaggio sarà un segnale anche per l’indirizzo politico che il nuovo sindaco deciderà di seguire. Le scelte si sapranno al più tardi all’inizio della prossima settimana, ma la sensazione che Sala punterà a essere un sindaco di coalizione, con molta attenzione alla sinistra e alle politiche verdi care ai Radicali è già evidente.

 

Non si sono rassegnati alla vittoria, gli odiatori di “Mr.Expo” al Fatto Quotidiano. Ieri Gianni Barbacetto ha iniziato una nuova guerra preventiva sulla possibile (indiscrezioni) scelta di Sala di nominare assessore al Bilancio Roberto Tasca, professionista stimato e ordinario di Economia degli intermediari finanziari a Bologna, nonché consulente della Procura di Milano. Ma con una gran macchia: risulta essere socio di un’azienda, Kenergy, assieme proprio a Sala. E, per soprammercato, Tasca risulta essere stato socio di un’altra società in cui fino al 2008 Sala figurava come presidente, la Medhelan Management & Finance: E, udite udite, c’era anche Mario Rossetti, ex manager Fastweb finito vittima innocente di una vergognosa storia giudiziaria (ci ha scritto un libro, Io non avevo l’avvocato, Mondadori). Ma che importa? L’“inestricabile intreccio di interessi pubblici e privati” è dietro l’angolo, ci sarà pane per i denti di Barbacetto.

 

Il Centro balneare Caimi, a Porta Romana, è un gioiello di architettura razionalista degli Anni 30 con piscine all’aperto, verde, gradinate. Abbandonato da tempo, ora riapre (ufficialmente il 30 giugno), magnificamente restaurato grazie a un accordo tra comune e la Fondazione Pier Lombardo guidata da Andrè Ruth Shammah – la struttura è a fianco e collegata al Teatro Franco Parenti – che ha trovato finanziamenti privati. Si chiamerà Bagni Misteriosi, un omaggio a De Chirico. Gestito dal Parenti, il Caimi ospiterà i bagnanti, ma anche attività culturali e teatrali. State freschi.

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