In soldoni

Finalmente ci si occupa di quel che interessa ai milanesi: quanto calano le tasse. Strade da writer.

In soldoni

Giunti in prossimità del traguardo del 5 giugno, e con gli ultimi sondaggi alquanto incerti (Beppe Sala e Stefano Parisi piuttosto vicini, ma a differenziare i dati tra gli istituti demoscopici pare sia la percentuale di voto attribuita al Pd), il dibattito si attesta sul tema delle tasse. Cioè l’unico che poi interessa davvero i cittadini. Le idee che girano tutte sulla necessità di abbassarle: negli anni di Pisapia sono aumentate del 300 per cento, per oltre 700 milioni. Mr. Expo ha messo nel programma la riduzione delle imposte per redditi medi e imprese, un taglio complessivo della pressione fiscale di 40 milioni di euro. Propone di aumentare la soglia di esenzione dell’addizionale Irpef da 21 mila euro a 28 mila. Più ambizioso Parisi, che in cinque anni vorrebbe azzerare del tutto l’addizionale Irpef. In più, vuole riportare a livelli pre-Pisapia la tassa sull’occupazione del suolo pubblico, pesante sui commercianti, e azzerare gli oneri di urbanizzazione per chi demolisce e ricostruisce. A chi gli chiede come si fa, risponde con l’idea di una spending review a tutto campo: secondo Parisi, la colpa della giunta arancione è di avere aumentato le imposte non soltanto per bilanciare i tagli dei trasferimenti da Roma (la giustificazione di Francesca Balzani, assessore al Bilancio), ma anche per aumentare la spesa, senza reperire le risorse altrove (vedi le partecipate). La speranza di Parisi di riportare a Milano tutto il gettito Imu, 250 milioni, sembra però solo una bella scommessa. A polemizzare ci pensa Pierfrancesco Majorino, capolista Pd. Scrive su Fb: “La differenza tra le proposte di Sala e quella di Parisi è molto semplice. Quella di Sala si fa sapendo di poterla mantenere. Costa al Comune 40 milioni di euro… Quella di Parisi di milioni ne costa 150. Altro che ‘son tutti uguali’”. Visioni del mondo.

 

Non saranno le ancestrali visioni murali di William Kentridge sulle rive del Tevere, ma anche Milano ha la sua nuova opera-monstre di strada. L’ultima creazione (d’accordo con il Comune, ditelo ai cancellatori seriali) del writer Daniele Nicolosi in arte Bros si intitola “Nuovo linguaggio, la passeggiata” e per un totale di 307 metri sostituirà il muro che separava la strada dalla ferrovia in via Principe Eugenio, zona in turbolenta evoluzione a ridosso di Porta Nuova. A differenza delle immagini di Kentridge, destinate a essere riassorbite dal tempo, quelle di Bros sono fatte per durare: smalto cristallizzato su gres porcellanato, stucco e silicone. L’idea è questa: chi ci cammina a fianco avrà la percezione di una base grafica su cui si poggia, come su un cielo capovolto, lo skyline di Milano. Provare per vedere.

 

Michel Butor è un nome che ai giovani milanesi forse dice poco, ma ai lettori raffinati ricorda il Nouveau  Roman, e molta altra letteratura e poesia. Ora che ha novant’anni, ed è un impegno muoverlo dalla Francia, i Frigoriferi Milanesi, l’Università statale, l’Institut Français e il festival Writers lo portano in città per un weekend. Si inizia sabato con un incontro-lettura al Giardino delle arti di via Palestro, si prosegue lunedì in Festa del Perdono con un incontro con gli studenti e poi con l’inaugurazione, ai Frigoriferi Milanesi di una mostra foto-letteraria, “Périple transalpin”, immagini di Daniele Ferroni e testi autografi di Butor. Chicche.

 

(Poiché la faccenda pare interessi assai a Maurizio Milani e Andrea Marcenaro, segnaliamo che all’aperitivo per il candidato Stefano Parisi nel suo locale milanese, il Ricci, Belén non c’era).

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