Dintorni

Expo 2015 non è stata – economicamente – il grande affare che si sperava, ma non è di certo il buco nero (e per qualcuno misterioso) di cui a lungo si è parlato.
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Quanto ci è costata l’Expo, finalmente lo sappiamo. Ieri la società che ha gestito l’evento ha ufficializzato il rendiconto d’esercizio, aridi numeri che richiederanno interpretazione, ma che dicono una cosa: Expo 2015 non è stata – economicamente – il grande affare che si sperava, ma non è di certo il buco nero (e per qualcuno misterioso) di cui a lungo si è parlato. Da quando la società è stata costituita nel 2009 alla fine del 2015 è costata due miliardi e 254,7 milioni di euro. E’ stata finanziata con un miliardo e 258,7 milioni da contributi pubblici, da 944 milioni di ricavi gestionali e da 168,9 milioni di “altri ricavi”. La vendita dei biglietti ha prodotto 421,3 milioni, 353,7, milioni sono giunti dagli sponsor e 19,2 milioni dagli affitti dei paesi partecipanti. Expo ha chiuso con un patrimonio netto di 30,7 milioni, cui però vanno sottratti i 7,7 milioni per la gestione fino al 18 febbraio 2016, cosicché il patrimonio netto al momento della liquidazione è di 23 milioni. Se questo è il rendiconto d’esercizio, per il bilancio si dovrà attendere il 30 giugno, dopo il ballottaggio per il sindaco, a meno di ulteriori ma non probabili nuovi rinvii.

 

E poiché Beppe Sala della manifestazione è stato il commissario, la faccenda continuerà a ronzargli sopra la testa come un fastidioso moscone. L’ultimo ronzio è quello che riguarda la sua presunta impossibilità a candidarsi, in quanto non si sarebbe dimesso in tempo dalla carica (pubblica). L’ipotesi è stata smentita dall’interessato e da Palazzo Chigi, la lettera di dimissioni è stata protocollata per tempo. E il fatto che Sala abbia firmato il rendiconto dell’esercizio Expo 2015 il 3 febbraio 2016, due settimane dopo la data del protocollo, è una cosa così normale che fa sorridere gli avvocati amministrativisti. Ciononostante, il Movimento cinque stelle e il candidato sindaco radicale Marco Cappato – che a Milano insistono a procedere d’amore e d’accordo in una curiosa linea para-giustizialista – annunciano ricorsi per ottenere soddisfazione sulla faccenda dell’incandidabilità. Resta invece il fatto che l’Expo a giudizio di tutti gli analisti è andata bene, specie se paragonata ad altre edizioni precedenti. Uno studio commissionato dalla Camera di commercio di Milano allo Sda della Bocconi per valutare “l’indotto economico generato dall’evento” ha dato risposte positive. Poi ci sono il ritorno d’immagine sulla città e sull’Italia, le infrastrutture realizzate e l’effetto ottimismo sui milanesi. Cose di cui Mr. Expo è convinto di poter fare buon uso.

 

Città a vocazione contadina, è il secondo comune agricolo d’Italia, Milano ha da ieri anche il suo stracchino prodotto a chilometro zero, in città, con il latte delle fattorie attive sul suo territorio. Dopo il riso coltivato nelle risaie presenti nel comune e già in vendita nella grande distribuzione con il marchio Dam, Distretto agricolo milanese, ecco ora i “circa 200 chili al giorno” di formaggio fresco disponibile nei supermercati. Altro segnale che l’Expo dell’alimentazione proprio male non è andata.

 

Intanto nella Città metropolitana cresce dell’altro. Baranzate, 12 mila abitanti, che già deteneva il record di comune italiano con più etnie censite (72) ha raggiunto anche il record di comune col maggior numero di alunni stranieri nelle scuole. Il rapporto “Alunni con cittadinanza non italiana” redatto dal ministero dell’Istruzione e Fondazione Ismu lo certifica al 53,4 per cento. Il prossimo sindaco metropolitano è avvisato.

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