Un’idea da San Francisco per il Ponte della Ghisolfa. I problemini dei conti dell’Expo. Pizza fritta?

Un’idea da San Francisco per il Ponte della Ghisolfa. I problemini dei conti dell’Expo. Pizza fritta?

Quando il Golden Gate di San Francisco fu inaugurato nel 1937, il gigantesco viadotto di collegamento famoso come Doyle Drive spezzò in due l’adiacente area di Presidio, a ridosso della Baia, che era area militare. Nel 1994 la base di Presidio fu dismessa, l’area divenne Parco nazionale, ma restava in mezzo il Doyle Drive. La questione non sembra strettamente milanese, e la Bay Area non è effettivamente la Darsena dei Navigli, ma l’Atlantic racconta la meravigliosa idea dell’architetto Michael Painter, che dopo anni di studi e tentativi da parte dell’amministrazione di San Francisco per risolvere il problema dell’area divisa in due ha proposto la soluzione più ardita e adatta: quella di circondare la strada esistente con un lungo tunnel per le auto e poi coprirlo con un parco, abolendo il viadotto. I lavori per rimpiazzare il Doyle Drive con il tunnel-parco si sono conclusi nel 2015. Segno che certe rivoluzioni si possono realizzare. L’idea di San Francisco assomiglia a quella, in scala molto ridotta, lanciata da Stefano Parisi all’inizio della sua campagna per diventare sindaco di Milano. A Milano c’è un cavalcavia che taglia un pezzo di città (ormai) a ridosso del centro e dei grattacieli di CityLife, il Ponte della Ghisolfa inaugurato nel 1941. Tolta la memoria dei racconti di Testori e di “Rocco e i suoi fratelli” e l’omonimo, storico, circolo anarchico, il cavalcavia è solo un orribile ingombro urbanistico, e poco funzionale al traffico. L’idea è di trasformarlo in una passeggiata pedonale sopraelevata (tre chilometri e mezzo) con giardini e quant’altro, sul modello delle “high line” di New York o Parigi. Le auto viaggerebbero sotto, in un costruendo tunnel. L’idea del tunnel, a dire il vero, era già venuta al sindaco Letizia Moratti, ma non se ne fece nulla, tra le critiche del trasversale e onnipresente “partito del no”. Il risultato è che ora esiste un mezzo tunnel che sbuca nel nulla, che è costato molto e ha causato enormi polemiche. San Francisco dimostra che le grandi trasformazioni urbane si possono realizzare, a volerle pensare.

 

La Coppa dalle grandi orecchie farà passerella in città oggi, sfilando dallo stadio Meazza – la finale di Champions si giocherà a Milano il 28 maggio – fino a Palazzo Marino, dove sarà esposta nel weekend all’adorazione di tifosi e turisti.

 

Le grandi trasformazioni urbane a volte provocano anche problemi, a gestirle male. La (misteriosa?) questione del Bilancio dell’Expo che ancora non si riesce a chiudere e che, con decisione quantomeno anomala, sarà presentato all’assemblea dei soci “entro il 30 giugno” (lo ha detto il presidente il collegio dei liquidatori di Expo, Alberto Grando, in un’audizione a Palazzo Marino) rischia di pesare negativamente sulla campagna elettorale di Beppe Sala – per quanto sia difficile o improprio addossarne la responsabilità a lui. Ora però si aggiunge un altro capitolo della complicata vicenda dei costi di Expo, quello delle bonifiche dei terreni. “Questa vicenda finirà in tribunale”, ha detto due giorni fa a Radio Popolare Giuseppe Di Giovanna, avvocato del gruppo Cabassi, che aveva ceduto il 30 per cento dei terreni per il sito espositivo. La società Arexpo è intenzionata ad accollare ai Cabassi una parte dei 29 milioni spesi per bonifiche e pulizia dei terreni. Soltanto che, all’epoca, la spesa per le (poche) opere di bonifica era stata fissata a 250 mila euro, e non è mai stata rendicontata. Ora, vedersi accollare una cifra decisamente più alta, e che soprattutto comprende la “movimentazione terra” che non c’entra con la bonifiche, è un’idea che ai Cabassi proprio non piace. In più, a ottobre 2015 Expo aveva dichiarato che per la movimentazione terra erano stati spesi non 29 ma 72 milioni. E’ uno dei tanti conti che, evidentemente, non tornano nella stesura del bilancio del grande evento. In teoria, il bilancio societario doveva essere presentato entro aprile, rimandarlo a dopo il ballottaggio è una decisione che ha scatenato polemiche – molto a sinistra, soprattutto – destinate a non sopirsi facilmente.

 

L’apertura di “Antica Pizza Fritta da Zia Esterina” del mitico pizzaiolo napoletano Gino Sorbillo è l’evento di gourmand-street food della settimana. Il raffinato magazine del Sole 24 ore, IL, ironizza che ai milanesi salutisti e snob e timorosi delle macchie d’unto potrebbe non piacere. Toccherà smentire con i fatti.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi