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Cosa rallenta Beppe Sala nei sondaggi. La visibilità di Parisi. Idee d’arte per pasquettari.
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L’ombra dei numeri inizia ad allungarsi sui candidati sindaco. I sondaggi della settimana scorsa (un Index Research per “Piazza Pulita”) hanno allarmato soprattutto Beppe Sala. Il candidato del Pd e della sinistra varia è sempre in vantaggio, ma con un 42 per cento non entusiasmante, contro il 35 per cento di Stefano Parisi, che veniva stimato più in basso al momento della sua discesa in campo. Il dato più interessante è che, all’inevitabile ballottaggio, la forbice tra i due si stringerebbe a soli 4 punti, 52 per cento contro 48. Si tratta, dicono gli analisti, di un primo dato di assestamento, mentre la campagna è ancora all’inizio e i candidati, soprattutto Parisi, da poco conosciuti. Ma il dato politico che preoccupa a sinistra è un altro. Appena risolta la grana della capolista della lista “arancione”, sarà Daria Colombo, la signora Vecchioni già fondatrice dei Girotondi, lo scontro interno sulle liste è trasmigrato dalle parti della Compagnia delle opere. Beppe Sala non troverebbe per nulla disdicevole avere con sé un esponente importante di area ciellina – il nome è Massimo Ferlini – e con ciò la garanzia di un pacchetto di voti in libera uscita, poiché un’altra parte dei ciellini voterà Parisi, sostenuto tra gli altri da Maurizio Lupi. Apriti cielo, il fuoco di sbarramento è partito con una sventagliata di dichiarazioni, da Giuliano Pisapia spostandosi verso sinistra. Ma Beppe Sala sa che, mentre continua ad aleggiare sulla sua testa la minaccia di una lista di sinistra ostile al suo nome, anche gli spiccioli percentuali contano. Parisi ha un problema quasi opposto, ed è quello di riuscire a emergere (vivo) e con un margine di autonomia dall’abbraccio festoso di alleati. Ieri era in città Giorgia Meloni, non paga dei disastri di Roma, a presentare la lista di Fratelli d’Italia che sosterrà Parisi. Ma tra manifesti 6x4 di Meloni e Gelmini e l’invadenza mediatica di Salvini, il candidato deve sbracciarsi per farsi vedere.

 

Le comunarie di riparazione dei grillini. Il Movimento cinque stelle, o per meglio dire Gianroberto Casaleggio, ha deciso di ricorre a un nuovo marchingegno regolamentare per trovare il proprio candidato. Ieri si sono svolte quelle che il blog di Beppe Grillo ha definito “primarie confermative”. Ovverosia, attraverso il classico voto su piattaforma internettiana, i militanti sono stati chiamati a confermare il loro gradimento a Gianluca Corrado, che era arrivato terzo alle comunarie di novembre. Nel frattempo, com’è noto, la vincitrice Patrizia Bedori aveva gettato la spugna tra gli insulti mediatici e gli sgambetti del mitico “staff” e pure il secondo classificato, Livio Lo Verso, si era ritirato e addirittura aveva lasciato il Movimento. Avvocato di Lipari, 39 anni, Corrado alle consultazioni d’autunno aveva raggranellato 50 voti. Volendo parafrasare: poco vale poco.
Ieri Dario Fo ha compiuto novant’anni, grandi feste e omaggi mediatici al premio Nobel adottivo di Milano, con “serata di compleanno” al Piccolo Teatro. La notizia è però che Milano si è fatta scippare, causa distrazione?, l’archivio artistico del suo gran cittadino. Il museo-archivio “Franca Rame-Dario Fo”, ha trovato casa a Verona, nella sede dell’Archivio di stato, con molta gioia di Flavio Tosi e la benedizione del ministro Dario Franceschini. Grandi polemiche tra assessori e uomini di cultura (Francesco Micheli, Philippe Daverio). Misteri buffi.

 

Cose pasquali da vedere a Pasquetta / 1. Dopo il restauro e prima di tornare al Sacro Monte di Varallo – il “gran teatro montano” riscoperto da Giovanni Testori e che è una delle più incredibili creazioni d’arte pubblica e popolare del nord d’Italia, e non solo – il Castello Sforzesco ospita due statue che vale la pena scoprire, a tutto tondo e isolate dal loro contesto. Un “Cristo” coronato di spine di Gaudenzio Ferrari, il grande maestro di Varallo, e il “Manigoldo”, uno dei personaggi che conducono Gesù al Pretorio, nella Cappella XXXII. Dopo il Castello Sforzesco, dove resteranno solo fino al 3 aprile, faranno tappa fino all’8 maggio a Novate Milanese: nella Casa natale di Testori.

 

Cose pasquali da vedere a Pasquetta / 2. Alla Villa Reale di Monza, che da poco tirata a lucido vale da sola una gita fuori porta, è arrivata (gli “eventi” di un solo quadro sono ormai una consuetudine nel sistema espositivo) la magnifica “Flagellazione di Cristo” di Caravaggio, in trasferta dal Museo di Capodimonte, giacché Caravaggio la dipinse a Napoli, nel 1607, durante la sua fuga da Roma dopo il celeberrimo omicidio. Dal buio, emergono tre “manigoldi” mentre stanno legando Gesù alla colonna. Ché “manigoldi” è il termine appropriato che nell’arte religiosa antica veniva affibbiato ai torturatori di Cristo. Fino al 17 aprile.
Cose (non) pasquali da vedere a Pasquetta / 3. Ha inaugurato a Palazzo Reale la mostra “Umberto Boccioni - Genio e Memoria”, nell’anno del centenario della morte del grande futurista che di Milano fece la sua città d’adozione. E’ il grande evento artistico milanese della primavera, per la prima volta vengono riunite 280 opere, un corpus imponente che proviene da collezioni e dai musei cittadini. Vedere Boccioni e capire qualcosa della modernità, anche estetica, di Milano sono un tutt’uno. Fino al 10 luglio.

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