Milano da bere

Storie e musei di Campari e Fernet Branca, qui c’è anche la capitale morale dei liquori

Martedì scorso al grido di “brindisi con Grand Marnier” la stampa italiana ha segnalato l’acquisizione da parte del Gruppo Campari del famoso cognac francese aromatizzato, un’operazione da oltre 600 milioni di euro. Piccola buona notizia economica, che consolida il gruppo di Sesto San Giovanni in un mercato mondiale che ormai da quasi due decenni (la quotazione in Borsa è del 2001) è il vero palcoscenico globale (il 70 per cento) dell’azienda dello storico Bitter rosso nato sotto i portici della Galleria a fine Ottocento. Ma il gruppo industriale a Milano è rimasto legato, e la sede operativa è ancora lì, nello storico stabilimento inaugurato nel 1904 a Sesto, là dove crescevano le nuove grandi fabbriche. Oggi il vecchio sito produttivo è uno degli edifici di archeologia industriale più belli di Milano. Nel 2007 Mario Botta l’ha trasformato mantenendone però l’identità e ricavandone la sede operativa del gruppo. In una parte dello spazio, dal 2010 c’è la Galleria Campari, il “museo” dedicato alla storia pubblicitaria del marchio, da sempre legato alla miglior arte e al miglior design italiani del Novecento. Un altro sito di archeologia industriale, tra i più belli rimasti in città, anzi in una zona oggi quasi centrale, sul margine di quelli che allora erano Derganino e la Bovisa, l’inizio della campagna urbana, è lo stabilimento delle Distillerie Fratelli Branca, quelli del famoso Fernet. Che lì, tra Fiera Milano City e la nuova università della Bovisa, si continua ancora a produrre. Però l’edificio imponente, in pietra e mattoni, costruito nel 1908, è dal 2009 anche la sede del museo Collezione Branca. Un’altra storia bella di archeologia della pubblicità e del design pubblicitario milanese. Ma anche di un settore economico particolare e non marginale. Se oggi Campari è un gruppo con un bilancio superiore al miliardo di euro, è anche dovuto a una vicenda industriale lunga e sfaccettata. Qui, prima ancora del Campari e del Fernet, addirittura nel 1815, era nato l’Amaro Ramazzotti (“Milano da bere”, il suo claim anni 80 che ha segnato un’epoca politica). Il signor Ramazzotti e gli altri inventarono un tipologia di prodotto – diverso dai distillati, diverso dai vermut piemontesi a base di vino, diverso dagli liquori francesi a base d’anice – che prima non esisteva e destinata a conquistare in pochi decenni un pubblico internazionale.

 

In attesa del Salone del Mobile di metà aprile, che ormai si è guadagnato il rango di grande evento globale milanese, e anticipando la XXI Esposizione Triennale di Arte e Architettura, che partirà il 2 aprile e sarà il grande evento artistico-turistico della primavera, il magazine di design e lifestyle Zero organizza nel weekend, a partire da stasera, la quarta edizione del suo Zero Design Festival, dedicato stavolta a “clubbing, design e cultura del bere”. E guarda caso, stasera – la location è il Plastic di via Gargano, erede dello storico locale notturno da cui negli anni 80 e 90 passavano Elton John, e Andy Warhol, Freddie Mercury e Keith Haring  – saranno di scena proprio Campari e Fernet Branca, a raccontare la storia industriale e di comunicazione. E la storia dei loro musei d’impresa. Del gusto futurista e modernista di Campari si ormai tutto, nell’Archivio Campari ci sono oltre tremila tra affiche originali della Belle Époque, manifesti e oggettistica con firme che vanno da Marcello Dudovich a Leonetto Cappiello, da Fortunato Depero a Ugo Nespolo. Per non parlare della produzione video più recente, da Fellini e Singh Tarsem. Meno nota, anche la cartellonistica decò, le insegne e l’oggettistica dei Fratelli Branca che però ha recitato una parte importante nella formazione dell’industria grafica e pubblicitaria della città della stampa.

 

Per chi avesse ancora sete, il weekend ambrosiano prevede anche l’Italia Beer Festival 2016, tutto dedicato alla promozione della birra artigianale. Milano non era mai stata una città della birra, ma quest’anno il Birrificio di Lambrate, che ha aperto la strada all’attuale gran successo di mercato italiano del settore, festeggia i suoi vent’anni. Confagricoltura ha appena certificato che le esportazioni di birra italiana all’estero sono cresciute del 27  per cento nel 2015. E la produzione lombarda, assieme a quelle di Lazio e Umbria, è quella che sta trainando la grande conquista di paesi che non avevano, prima, niente da imparare in materia, come la Gran Bretagna.

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