Sì, è sempre Expo

I guai a sinistra provocati dalla campagna monotematica su Sala e il 2016 di business as usual

Pur avendo ancora il sabato grasso a disposizione, la sinistra milanese ha messo su un’aria da Quaresima che contrasta un po’ con il buon esito generale delle primarie dello scorso weekend che ha designato Beppe Sala candidato sindaco. Il riassunto dei motivi penitenziali è già stato fatto, i voti di Francesca Balzani e Pierfrancesco Majorino messi insieme avrebbero surclassato quelli di Mr. Expo. Quello che non è ancora chiaro è fino a che punto arriveranno i malumori. Di Pisapia-Balzani verso Majorino, che non ha ceduto il passo; quelli dell’area Sel nei confronti di Pisapia, colpevole di aver gestito male la costruzione della candidatura Balzani; quelli di una parte consistente della base del Pd che diligentemente ha votato nel meccanismo delle primarie, ma che insiste a non avere nessuna voglia di votare per un sindaco da cui non si sente rappresentata. Così tra rumors di stampa e mezze dichiarazioni e incontri interlocutori (mercoledì Sala ha visto Giuliano Pisapia), l’ipotesi che spunti fuori un candidato di sinistra-sinistra alternativo a Sala continua ad aleggiare. E l’incubo di un nuovo caso Liguria – alle regionali la divisione targata Sergio Cofferati portò alla insperata vittoria di Giovanni Toti – turba i sonni del Pd e di Beppe Sala. La candidatura, sull’altro fronte, di Stefano Parisi, con quella sua caratteristica di perfetta specularità curriculare a quella di Sala, ha avuto il potere di rendere anche più amaro l’anticipo quaresimale. Una parte del voto centrista che Sala dava, renzianamente, per acquisito – a compensare il probabile abbandono di un po’ di voto identitario di sinistra – non sarà tentata di tornare a casa, nel centrodestra? E Sala non sarà costretto a rinculare verso sinistra? E la colpa di tutto questo di chi è?

 

Nell’inevitabile psicodramma della sinistra milanese, c’è una domandina che resta inevasa. Lunedì 8, day after delle primarie, in consiglio comunale andava in onda il tema “Expo 2015 – Bilancio per la Città e per l’azionista di Expo Spa Comune di Milano in termini di valori economici”. Il garn vulnus che avrebbe dovuto azzoppare Sala, insomma. Ma lo scandaloso tema è passato in cavalleria. Sgonfiato. Non è che la strategia di Balzani, di puntare tutto sulla discriminante del “problema Expo” invece che sui programmi, sia servita solo a impedire una costruzione di coalizione, lasciando sul campo solo macerie?

 


Milano, intanto, come niente fosse, ricomincia a macinare sul Modello Expo. Ieri ha debuttato Bit 2016, la Borsa internazionale del turismo, in edizione ottimistica e strong: 100 paesi, Iran e Azerbaijan tra le new entry (ma va?), 2.000 aziende e 1.500 buyer. Turismo culturale ed enogastronomico a far da padrone (ma va?). Sempre ieri Pisapia ha annunciato meraviglie per il prossimo Salone del mobile (aprile), e le aspettative che le nuove reti di contatti propiziate da Expo fruttino ulteriori incrementi non sono infondate, dicono tutti gli osservatori. Ormai in uscita e con i candidati successori designati, il sindaco della primavera arancione è un signore rilassato, con qualche freno linguistico inibitorio in meno: “Milano è molto, molto sexy”, ha detto presentando il Salone. O forse è solo carnevale. Nel weekend debutta anche, per la città, il Salon du Chocolat, con belle aspettative di pubblico e affari. E’ pur sempre San Valentino, business as usual.

 

Un sindaco a Teheran. Milano è la prima prima città invitata in Iran dopo il deal. Sabato Pisapia sarà in missione nella capitale iraniana, altro piccolo lascito di Expo. “Andiamo con tutte le partecipate, ci sarà anche il presidente della Triennale”, ha detto. Business, sì. Sempre.

 

C’è anche chi non si arrende al mondo che cambia, e se la prende con Uber. Non è la prima volta che il famoso servizio shumpeteriano provoca (piccoli) episodi di violenza in città. Martedì notte, forse complici le maschere del carnevale, ci sono stati almeno sei i casi di autisti che lavorano per la multinazionale americana aggrediti a colpi di uova e bombolette spray, mentre erano in servizio. A Parigi è successo di peggio, ma le tensioni tra i tassisti tradizionali, la società di Uber e il comune, accusato di non difendere la categoria dei conducenti di piazza, dura da almeno due anni.

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