Periferici

Perché tutti, da Beppe Sala al Cav., scoprono che il sindaco si eleggerà nei quartieri popolari

Poiché, vinca il migliore, l’uomo di Palazzo Marino sarà pur sempre sindaco della Città metropolitana, della città allargata, ha una logica che la partita per Milano si inizi a giocare a partire dalle periferie che votano, e non soltanto cullandosi dentro la Cerchia dei Navigli. Sicurezza, immigrazione, edilizia, qualità della vita e quant’altro, la lista è nota. Con un di più strategico, se qualche candidato volesse pensare un po’ in grande. Ad esempio, le proiezioni elaborate qualche tempo fa dal Corriere della Sera, su dati statistici del Comune, parlano di un cambiamento radicale delle periferie milanesi nei prossimi 10/15 anni, con zone poco appetibili (anche in prospettiva) in grave perdita di residenti a favore dei comuni della Città metropolitana (meno cari, più vivibili), con punte persino del 27 per cento: per esempio al Gallaratese, mitologico (per architetti e urbanisti) quartiere-esperimento di espansione metropolitana della fine degli anni 60. Nel contempo, raddoppieranno i milanesi di origine straniera – dai 240 mila attuali fino ai 415 mila – che presumibilmente andranno a occupare molti dei vuoti lasciati. A salvarsi saranno soltanto le periferie storiche, quelle almeno che già oggi stanno cambiando pelle e anima (Affori, via Padova, Corvetto, Bovisa). Il terzo e quarto cerchio di Milano sono dunque cruciali anche per la campagna elettorale.

 

Il primo ad averlo ben chiaro in testa è Beppe Sala, candidato mainstream del Pd, anche perché qualche rapido sondaggio ha certificato che la popolarità dell’uomo dell’Expo – che sorgeva per l’appunto fuori le mura, nella Città metropolitana – è maggiore nei quartieri popolari che in centro. E poiché la sua identità di uomo di sinistra rimane assai fluida – Francesca Balzani, la royal baby di Pisapia, sta martellandolo con un bel lavoro mediatico sul punto – Sala sta provando a dotarsi di un profilo politico più netto. Tanto che ha preso carta e penna e si è spinto fino alla sinistra estrema, con un articolo sul Manifesto di ieri in cui affronta proprio “uno dei temi che mi sta più a cuore, le periferie”. Come fare per sciogliere quelle aree “dense di passioni tristi e di rancore” – come le aveva definite, sempre sul quotidiano comunista, Aldo Bonomi, sociologo urbano e profeta della “città infinita”? Sala, spesso sospettato, da sinistra appunto, di essere uomo del business ed eventualmente del mattone, ha invece individuato tre punti da sinistra molto tradizionale, diciamo così. Primo, “un nuovo modo di concepire l’housing sociale”, aperto a formule diverse rispetto alla vecchia logica delle assegnazioni popolari: “Affitto calmierato, acquisto a riscatto, mutuo agevolato, foresteria”. Secondo, sostenere l’investimento dei privati nelle periferie per la nascita di realtà produttive e commerciali, laddove oggi la monocoltura intensiva della grande distribuzione ha vampirizzato il tessuto delle piccole attività. Terzo, molta attività sociale, molta solidarietà ambrosiana.

 

Siccome Silvio Berlusconi è uno che l’aria la fiuta come pochi altri, ha deciso con uno dei suoi colpi di teatro di puntare pure lui sulle periferie. Tradita la fatal piazza San Babila per il comizio d’esordio, domani pomeriggio il Cavaliere girerà tra i gazebo di Forza Italia a Baggio e al Lorenteggio, storici suburbs milanesi. Messaggio chiaro, secondo la sintesi del coordinatore cittadino di FI, Fabio Altitonante: “Abbiamo scelto la periferia, perché fotografa il fallimento di 5 anni di governo della sinistra a Milano”.

 

Proiettata giocoforza in periferia dall’onda lunga di Papa Francesco, anche la chiesa ambrosiana ha deciso di farsi sentire, con una grinta che non si registrava da tempo, in vista delle elezioni amministrative. Il Consiglio episcopale, guidato dall’arcivescovo Angelo Scola, ha reso pubblico un documento programmatico dedicato al ruolo dei cattolici in politica. Un appello a non delegare e a candidarsi: per chi “ha capacità, preparazione e possibilità è doveroso anche presentarsi come candidati con la gratuità di chi si offre per un servizio e ci rimette del suo. Ci si aspetta da tutti la fierezza, l’intraprendenza, una specie di giovane ardore sia per chi si candida e formula programmi coerenti sia per chi vota nel valutare i programmi, nell’esprimere con il voto le proprie scelte: tutti insieme impegnati per non permettere che la città muoia di tristezza, banalità, rassegnazione”. Ma niente indicazioni di voto, ovviamente.

 

Chi volesse farsi un’idea visiva non banale della città e delle sue periferie (industriali), per come erano prima della grande mutazione, ha ancora tempo per visitare la gran mostra dedicata al fotografo “delle città” e delle architetture Gabriele Basilico: “Ascolto il tuo cuore, città”. Sono 150 immagini e dieci filmati che non riguardano solo il capoluogo lombardo. Ma ad esso è dedicata un’apposita sezione, “Milano. Ritratti di fabbriche”, con immagini realizzate alla fine degli anni Settanta. Una “strana bellezza”, capace di fare pensare. Fino al 31 gennaio negli spazi dell’UniCredit Pavilion di piazza Gae Aulenti.

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