Il clima di Milano

Nuvole sulla città: Pisapia si barcamena tra Parigi e primarie, la Balzani debutta peperina

“Le azioni per salvare il pianeta possono partire solo dalle politiche locali”. Questo ha detto Giuliano Pisapia, che oggi a Parigi partecipa allo strategico “summit dei sindaci” climatico, ed è pur sempre l’unico rappresentante di una città italiana. E mentre Bobo Maroni combatte per vietare il velo integrale in tutti gli uffici regionali, ospedali compresi (“il regolamento per impedire che si possa entrare negli ospedali con il velo, il burqa e cose del genere”), scatenando polemiche politiche che quelle sulla Gelmini che canta “Tu scendi dalle stelle” sono niente, il primo cittadino uscente enuncia la sua ricetta per fermare il terrorismo: “Città più ‘intelligenti’ sono anche le nostre armi per combattere i soldati del terrore che hanno portato la sfida nelle nostre città”. Ci vogliono i bersaglieri in bicicletta, ma col bike sharing.

 

L’altra grande manovra con cui Pisapia ha deciso di contribuire al miglior futuro di Milano e del pianeta è stata l’investitura della sua vice Francesca Balzani a sfidante di Beppe Sala per le primarie “vere, aperte, partecipate” e “non addomesticate” con cui la sinistra sceglierà il suo sindaco. Il bollettino di guerra del day after, il giorno dopo la calata sul Nazareno di Pisapia con la sua reginetta in pectore, non è esattamente un inno all’unità. Matteo Renzi s’è portato avanti col lavoro: “Chi perde sostiene il vincitore, basta casi Liguria”, e sogna una grande alleanza civica (leggi: appoggiata anche fuori dal tradizionale bacino della sinistra) per sostenere Sala. La contro-candidata Balzani, evidentemente già molto calata nel ruolo “chi perde sostiene il vincitore”, ha iniziato la sua campagna con dichiarazioni peperine. Sala vorrebbe passare “da una Milano da bere per pochi a una da vivere per tutti”? Lei ha commentato: “Ammetto che mi ha fatto un po’ di malinconia uno slogan di quando ero ragazzina, è stato un salto nel passato, una cosa un po’ vintage”. Segnali di stima: “Quella per la candidatura a sindaco di Milano mi sembra una partita che sta attirando molti manager. Ma non dimentichiamoci che questa non è una partita per un consiglio di amministrazione”. Infine: “Speriamo più in uomini della provvidenza che della penitenza in questa città”. Il risultato parziale è che non solo non c’è un candidato unitario, ma che Sala, Balzani e Pierfrancesco Majorino se le daranno di santa ragione. A questo punto, il centrodestra nicchia. Forse fa bene.

 

A proposito dei candidati manager che non piacciono a Balzani, Corrado Passera è ufficialmente sceso in campo con uno slogan impegnativo, “Sicurezze ai milanesi!”, e un programmino idem: polizia municipale 24 ore al giorno e 7 giorni su 7 in ogni quartiere, “1.000 vigili nelle strade” e “2.000 nuove telecamere di sicurezza”, nonché “25 mila nuovi posti di lavoro”. Visione prospettica per l’ex ministro e leader di Italia Unica, appena sbarcata in Parlamento mercé i servigi di Gaetano Quagliariello: “Vogliamo usare lo slogan ‘Milano città-stato’? Va bene. Lo dice la Costituzione, che dà la possibilità ai cittadini di città con almeno un milione di abitanti di chiedere di trasferire poteri pari a quelli delle regioni. E Milano non ha il diritto di gestire i suoi trasporti, la sua Sanità, il suo turismo? Ci è dovuto”. Vaste programme.

 

A proposito di candidati sindaco con programmi chiari, Vittorio Sgarbi va proponendo su Facebook: “Stilare una lista degli architetti che hanno deturpato Milano, in modo che tutti sappiano a chi non rivolgersi anche solo per rifare l’intonaco esterno”. Celentano all’Urbanistica.

 

“Gente d’altri tempi. Enzo Jannacci, nuove canzoni a colori” è una mostra curata da Davide Barzi e Sandro Patè con più di 50 tavole disegnate da fumettisti italiani. Organizza la rivista sociale Scarp de’ tennis. Dal 10 dicembre al Castello Sforzesco. Per amore.

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