Expo nazarena

In attesa dei fatti, il senso politico del “dopo” è già chiaro. Arriva BookCity (e le foto ai Frigoriferi)

Ora che sappiamo che l’Albero della Vita, simbolo di Expo, rimarrà al suo posto, noi milanesi siamo più rinfrancati. Ora che l’Expo sta chiudendo benone, possiamo anche dirlo: non proprio una Tour Eiffel, quest’ombrellone un po’ tozzo e luminescente come un palo della cuccagna; ma, lasciato lì, in attesa di sapere cosa gli semineranno attorno, potrete continuare a intravederlo quando passate dalle tangenziali che vanno verso Torino: non che la veduta faccia proprio Città Metropolitana, piuttosto fa un molto vecchio Hinterland. Il punto è, appunto, che cosa gli crescerà attorno: il futuro del grande sito di Expo2015. Il commander in chief di Expo, Giuseppe Sala, ha assicurato che non verranno smantellati nemmeno il Padiglione Zero e Palazzo Italia, poi si vedrà. Intanto ad aprile 2016, una parte delle strutture ospiterà l’esposizione internazionale d’arte della Triennale, “Il design dopo il design”. Il percorso dell’area (il cui ostacolo principale, conviene sempre ricordarlo, sono i 160 milioni di debito con le banche dovute all’acquisto di un’area che doveva essere gratis), pare però grossomodo delineato. L’ingresso nella governance di Arexpo del governo, le garanzie economiche tramite Cdp. E un piano di utilizzo del sito che si va precisando attorno a due poli: la possibilità di spostarvi il nuovo campus scientifico dell’Università statale e un utilizzo misto tra parco, biotecnologie, attività scientifiche, housing e attività sociali – secondo i desiderata a suo tempo espressi dal comune di Milano.

 

Matteo Renzi ha fatto sapere che il prossimo 10 novembre sarà a Milano “per raccontare cosa faremo e in che tempi” a proposito del dopo-Expo: aree e quant’altro. Nell’attesa dei dettagli tecnici, quel che è interessante notare è l’aspetto politico di quanto si va delineando. Parlando a Radio 24, l’altro giorno Bobo Maroni non ci è girato attorno: “Va bene tutto, ma che uno venga in casa tua e ti dica cosa devi fare tu non va bene”. Un modo spiccio per dire che prima il governo deve decidere, e formalizzare il qantum, sul suo ingresso in Arexpo e poi potrà partecipare alle operazioni. La posizione di Maroni non è senza fondamento: da un lato teme che la sua regione sia costretta a sobbarcarsi un carico ingestibile; dall’altro teme che la triangolazione con il governo, se le urne del 2016 dovessero confermare a Palazzo Marino una giunta di sinistra, possa risultare sbilanciata a suo sfavore. Ma per evitare questo, il centrodestra – di cui in Lombardia, attualmente, Maroni è l’unico alfiere – non ha molte strade praticabili. Non certo un’opposizione rispetto a piani di Matteo Renzi: piuttosto una “cordiale” intesa politica che profuma, in qualche modo, di Nazareno (inteso il patto). Cioè una collaborazione tra istituzioni, al di là del colore politico, per gestire una partita chiave per lo sviluppo dell’intera area metropolitana lombarda. Ma per farlo, bisogna concedere a Renzi quel che è di Renzi. Dal canto suo Giuliano Pisapia, di questa prospettiva e del ruolo pubblico nel dopo Expo, si sta dimostrando regista più accorto del previsto.

 

Tutto questo avrà ovviamente un peso sulla partita per il sindaco di Milano. Non per le scelte su Expo, che verranno fatte prima, ma per la governance successiva. Siamo ancora al riscaldamento a bordo campo, e Giuseppe Sala (altro sponsor dell’intesa pubblico-privato) resta tra i favoriti per la maglia di bomber della sinistra. Ma a una parte della sinistra extra Pd, e all’area di Pisapia, continua a non piacere troppo. Sull’altro fronte, in attesa che le nebbie si diradino, il fattore campo non cambia: ci vorrà un candidato che del futuro “nazarenico” di Milano possa farsi interprete.

 

BookCity, la manifestazione sul libro e la lettura promossa dagli editori e diffusa in città quest’anno in oltre duecento spazi, promette molto per un weekend cultural-girovago per nulla banale in quella che è pur sempre la capitale dell’editoria italiana (si comincia oggi). Iniziativa nell’iniziativa, merita un suggerimento il “festival” tutto dedicato alla fotografia e ai libri sulla fotografia organizzato nel complesso postindustriale dei Frigoriferi Milanesi (non solo Palazzo del Ghiaccio). “Foto, Libri & co.” offre molto agli occhi. Dalle immagini della polacca Monika Bulaj sulle comunità spirituali d’Europa e d’oriente al reportage sugli zingari in Francia del greco Dimitri Dimitracacos. Ci saranno “Le spose bambine” fotografate da Neige De Benedetti in India, nel corso di un viaggio con Adriano Sofri per Repubblica.

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