Movimenti a sinistra

Il fastidioso (per il Pd) Pippo Civati e il ricollocamento di De Cesaris. La Bassa vista dall’action painting

Pippo Civati è un ercolino sempre in piedi della sinistra, prende sganassoni sulle battaglie referendarie che nessuno si fila, ma non demorde nel suo puntiglioso anti renzismo e questo, in un certo senso, gli fa onore. L’altro giorno era da Lilli Gruber, a “Otto e mezzo”, e l’ha detta: “Candidarmi sindaco a Milano? Non sono di lì, ma mi stanno facendo venir voglia di andare a dare un po’ di fastidio”. Possibile? Staremo a vedere. In realtà, nel marasma generale della ricerca di un candidato per la sinistra in grado di sostituire l’indisponibile Giuliano Pisapia, il nome di Pippo Civati gira, o viene fatto girare, da un po’ di tempo (anche se l’ercolino aveva sempre detto che era impossibile al “98 per cento”). E’ una faccenda divertente. Almeno per chi guarda da fuori. Per il Pd milanese (ma anche nazionale) decisamente meno. Il partito di Matteo Renzi sta faticosamente cercando di individuare un nome che sia compatibile con new deal democratico – a Milano i renziani ci sono e contano – ma allo stesso tempo sia in grado di tenere unita la sinistra, con tutta l’area di minoranza del partito e soprattutto con le propaggini esterne, insomma il mondo arancione che portò alla vittoria contro Letizia Moratti cinque anni fa. Non è per niente facile. Sulle primarie (aperte, chiuse, di partito o di coalizione) si sta ancora lavorando, il nome da calare ex cathedra dal Nazareno non c’è, e soprattutto i milanesi non lo vogliono. Ma se ci si mettesse davvero quel peperino di Civati, con una candidatura a sinistra e autonoma, in competizione con il candidato ufficiale del Pd e dei suoi alleati, il risultato sarebbe quello che tutti immaginano: che al ballottaggio arriverebbero il candidato del centrodestra (sì: perché, alla fine,  persino il centrodestra lega-forzista un candidato lo troverà, anche se al momento non ci volete credere) con un robusto spaccamontagne targato Cinque stelle. E peggio di così, per Matteo Renzi, non potrebbe andare. Schermaglie, fastidi, spiriti vendicativi.

 

Chi invece non parteciperà alla gran corsa per il primo posto a Palazzo Marino è Ada Lucia De Cesaris, che a metà luglio, out of the blue, aveva lasciato la carica di vicesindaco e assessore all’Urbanistica di Milano, terremotando non poco la giunta Pisapia. Allora, aveva però confermato che avrebbe continuato a fare politica. Passione. Invece adesso ha pensato di tornare alla professione, è avvocato amministrativista specializzato in diritto ambientale. E infatti è diventata socio (la qualifica esatta è socio equity) dello studio legale Ntcm, studio importante in città e non solo, “Innovative Firm law” nel 2014 per il Financial Times, presente sulle piazze più prestigiose internazionali, da Bruxelles a Shanghai. L’ex vicesindaco l’ha annunciato, un paio di settimane fa, con un tweet entusiasta: “#siricominciadaqui”. Da assessore all’Urbanistica, uno dei suoi primi impegni mantenuti fu quello di smantellare il Piano di gestione del territorio della giunta Moratti; poi ha gestito per il comune operazioni importanti, il più importante di tutti è l’accordo con le Ferrovie dello stato per la riutilizzazione delle aree ferroviarie dismesse, la maggior partita urbanistica di Milano nei prossimi anni, assieme al dopo Expo. Molti complimenti sulla stampa, e su quella specializzata, per il ritorno di De Cesaris alla libera professione. Quasi nessuno ha notato che lo studio Ntcm è quello che ha curato lo scorso febbraio, De Cesaris regnante, la vendita del complesso dei grattacieli di Porta Nuova da parte di Hines Italia di Manfredi Catella al fondo Qatar Investment Authority, la più importante operazione immobiliare di Milano degli ultimi tempi.

 

Beppe Grillo propone, e Bobo Maroni dispone. Quando in estate il M5s lanciò la sua campagna per il famoso reddito di cittadinanza, il governatore di Lombardia fu uno dei pochi a dichiarare che era una buona idea, e anzi annunciò che entro l’autunno la sua regione avrebbe fatto altrettanto. O qualcosa di simile. Si beccò le critiche anche degli alleati, e qualche pernacchia. Ieri però la regione Lombardia ha approvato una legge sul “Reddito di autonomia”, che riguarda tre ambiti di intervento welfaristico per famiglie e anziani con redditi particolarmente bassi: abolizione dei ticket sanitari per le famiglie sotto i 18 mila euro, un bonus bebè (800 euro una tantum per il secondo figlio e mille per il terzo e successivi) e un bonus affitti (800 euro una tantum). Nonché un “assegno di autonomia (voucher di 400 euro mensili per 12 mesi) per anziani in difficoltà. Lo stanziamento è di 50 milioni per gli ultimi tre mesi del 2015 e 200 per il 2016. Federalismo, si diceva un tempo.

 

William Congdon è stato uno dei protagonisti dell’action painting, con Jackson Pollock, poi ha trascorso i suoi ultimi anni vivendo (e dipingendo) come monaco nel monastero benedettino della Cascinazza, nella Bassa milanese, e dedicando la sua ultima produzione al ritratto di campi coltivati, risaie e frutti della terra lombarda. L’incontro inaspettato di due mondi. Dipinti e pastelli di quell’esperienza unica sono in mostra da sabato 10 ottobre a Casa Testori, a Novate Milanese, in una esposizione realizzata in collaborazione con The William Congdon Foundation. Fino al 14 febbraio. L’Expo vista con altri occhi.
Maurizio Crippa

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