Zombie a Milano

Il romanzo del cantante dei Baustelle che racconta la città horror nei giorni del suo trionfo

La fashion week è andata bene, molto bene, dicono; l’Expo dell’alimentazione e del food s’avvia al rush finale col pienone e con le code e mettendo su, dopo tante critiche, l’aria di chi ha compiuto la sua missione: rilanciare Milano. Moda e cibo, comunicazione e immagine, land of opportunity per giovani professionisti in cerca di carriera, design e grattacieli: a chi può venire in mente la visione di una città diversa, morta tra i morti, finzione artificiale, retorica e mefitica “aria da aperitivo permanente”? A chi può venir voglia di vederla sbranata dagli zombie? A mettersi gli occhiali a infrarossi, per vedere quel che gli altri non vedono, ma in tonalità livida, ci ha provato Francesco Bianconi, di professione leader dei Baustelle ma già cimentato narratore, con un romanzo il cui titolo scherza con le citazioni alte, ma non ha nulla di mistico: “La resurrezione della carne” (le Strade blu di Mondadori).

 

Protagonista un ex giovane ed ex aspirante poeta, che ha fatto i soldi (a Milano si fanno i soldi) scrivendo una serie tv che sia chiama “La resurrezione della carne” in cui gli zombie si risvegliano, a partire dal Cimitero Monumentale, e incominciano da lì a sbranarsi il genere umano. Molto cinema, molta tv, molta gente che twitta e beve apertitivi e apprezza i pici fatti in casa, molte frasi che ricalcano in modo persino fastidioso i tic del demi-monde della “comunicazione”, non solo milanese, tipo: “‘Sono cose un po’ snob, elitarie…’. ‘Da intellettuali”. ‘Sì, nel senso più brutto del termine’”. C’è anche un senso bello? Mentre gli zombie spopolano in tv, mentre i sogni allucinati del protagonista svelano la città che noi finti viventi non vediamo (fa molto “L’invasione degli ultracorpi”), scorre via una trama che avrebbe meritato più scrittura, e più cattiveria vera. Si parla anche molto di horror italiano di serie B, forse alla fine è la cosa più divertente.

 

Ma qui è il punto è parlare di Milano. Non che i milanesi non se lo meritino, di finire mangiati dagli zombie. Al di là del plot, è bella la voglia di accanirsi su una certa immagine di Milano, quella appunto trionfante in questi giorni, al limite del pensiero unico. La città dei nuovi palazzi, dei bar, dei loft per trentenni nelle ex periferie (la “Nuova Bovisa”). Così ecco i nomi delle vie ribattezzati in stile Expo: “Porta del Bio-Mediterraneo” “Via delle Nuove Opportunità”, con intento grottesco. Una Milano reale e irreale, deformata, ma simile a se stessa nel trionfo stucchevole del food, dei ristoranti dove si mangia “dado di peposo del Chianti” e “fiorentina liquida” e tutti si danno allo “street food gourmand”. Morti viventi descritti con un’indignazione un po’ troppo affettata per essere proprio credibile. Una “Milano da mangiare” che rispetto a quella da bere ha sostituito solo l’alimentazione, tutta bio e chilometro zero. “Stacco, interno notte, palazzo Quarto Oggiaro. Cantina buia. Uomo incatenato, gamba amputata. Stacco, interno notte, abitazione Brera. Coscia cruda tagliata al coltello, tartare rosso fuoco al centro del piatto bordato d’oro. Lei: ‘Delicious. Sprecata per i resuscitati”.

 

Che sia un (quasi) giovane scrittore, di mestiere cantante, che con lo stile dei giovani scrittori, cioè senza la voglia di andare a fondo delle proprie idee, è però l’unico a interrogarsi sui mali, sui vuoti e sugli ambienti troppo pieni e sulle mode passeggere, insomma sulla reale consistenza umana della nuova retorica celebrativa di Milano – e non invece un politico o un sociologo, è forse la cosa più interessante del libro.  

 

Bollettino sindaco 2016. Niente nuove su tutti i fronti, il tempo passa.

 

Bollettino Rizzoli-Mondadori. Rcs si riserva di finalizzare “entro i prossimi giorni” la possibilità di chiudere l’operazione.

 

Bollettino Milan-Mr Bee. Lui è arrivato, ma le firme slittano di un mese.

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