Datemi un urbanista

Viene male solo al pensiero di quanto caldo farà sabato all’Expo, quando tutto il Pd arriverà all’Auditorium per l’Assemblea nazionale che Matteo Renzi ha voluto nel luogo simbolo dell’Italia che ce la fa.
Datemi un urbanista

Viene male solo al pensiero di quanto caldo farà sabato all’Expo, quando tutto il Pd arriverà all’Auditorium per l’Assemblea nazionale che Matteo Renzi ha voluto nel luogo simbolo dell’Italia che ce la fa. Relazione del segretario, modifiche statutarie e quant’altro: il programma ufficiale non prevede (per ora) focus sulla politica milanese. Ma a sudare più di tutti saranno i piddini padroni di casa. E dal palco o dietro il palco, qualche cosa Renzi, o Lorenzo Guerini, o chi per loro, dovranno dirlo. Le dimissioni, martedì scorso, del vicesindaco e potente assessore all’Urbanistica di Giuliano Pisapia, Ada Lucia De Cesaris, hanno terremotato non soltanto la giunta, che ormai ha imboccato l’ultimo miglio della sua corsa, ma soprattutto il Partito democratico, che da mesi aveva iniziato a disegnare il suo non facilissimo percorso verso le elezioni della prossima primavera. La questione più urgente è come rimettere in carreggiata la giunta. E dalle scelte di Pisapia dipende molto della forza propulsiva, o della debolezza, con cui la sinistra si presenterà alle elezioni di primavera 2016. L’Irremovibile Dimissionario (dal Nazareno, il pressing per fargli mutare idea c’è stato e continuerà) ha davanti a sé due vie: o una scelta “di continuità”, che però di fatto confermerebbe l’immagine e il contenuto di una esperienza politica – quella “arancione” – arrivata a fine corsa; oppure provare a inserire nella squadra qualche elemento di novità, il segno di un progetto nuovo per la città, per chi verrà. Al momento, il sindaco sembra orientato alla continuità e pensa alla promozione a sua vice dell’assessore al Bilancio Francesca Balzani, Pd ma in buoni rapporti con le componenti di sinistra-sinistra. Ma l’altra casella chiave, anzi la più importante per significato politico, è l’Urbanistica, e la componente renziana che guida il partito a Milano non fa misteri di preferire una figura esterna ai partiti, e di alto profilo. Un tecnico, insomma (tra i nomi circolati: Alessandro Balducci, ordinario di Urban Policies e prorettore del Politecnico, e Matteo Alessandro Bolocan, docente di Geografia economico-politica del Politecnico), in grado di mettere le mani con idee chiare e progetti coraggiosi, e non solo conservativi, sui dossier decisivi che attendono Milano nei prossimi mesi: post Expo, vendita degli ex scali ferroviari, stadio del Portello. Il core business dello sviluppo economico di Milano dei prossimi anni. Esattamente le sfide di fronte alle quali la coppia Pisapia-De Cesaris ha di fatto abdicato. C’è chi fa notare che De Cesaris, ambientalista e avvocato esperto in questioni urbanistiche, passerà alla storia soprattutto per il nuovo Programma di governo del territorio (Pgt) che ha tagliato il coefficiente di edificabilità dallo spericolato 2,70 dell’assessore berlusconiano Carlo Masseroli a uno sparagnino 0,70.

 

Intanto si va forte in città con lo scooter sharing, che debutta nei prossimi giorni: 150 “Mp3” a tre ruote con i colori e il marchio di Enjoy. Il sevizio verrà esteso ad altri sette comuni dell’hinterland, costo 35 centesimi al minuto, 21 euro all’ora. Mica poco, però.

 

Fino a qualche mese fa sarebbe stato un male minore, per il Pd, stare a guardare l’esperienza Pisapia avviarsi al viale del tramonto, in attesa di piazzare, primarie o no, un candidato nuovo non per forza renziano ma eco-compatibile con Renzi e con la sinistra allargata. Ora lo scenario è cambiato, il rischio che dalle primarie esca un candidato troppo di sinistra, oppure troppo debole, oppure divisivo – dopo i disastri di Venezia e Liguria – è elevato. Ma il Pd cittadino alle primarie non intende rinunciare (“l’unico strumento per tenere unita la sinistra”) e per il momento l’unica avvertenza è di spostarle più avanti possibile, dicembre o gennaio, in modo che ci sia il tempo di preparare una candidatura “credibile e condivisa”. Che, nel linguaggio del Pd milanese, significa “esterna all’attuale giunta”. Con buona pace di Pierfrancesco Majorino, assessore al Welfare, già sceso in campo. Per ora i nomi dei “papabili esterni” che girano sono sempre quelli, l’ad di Expo “Beppe” (come dice Riotta) Sala, e Umberto Ambrosoli che, fanno notare i tecnici, a Milano città, alle regionali, aveva battuto Roberto Maroni.

 

[**Video_box_2**]Anche nel sonnacchioso centrodestra le possibili candidature continuano. Paolo Del Debbio vantava un bel doppio appeal teorico: giornalista destrorso e pop, non sgradito all’elettore leghista, e politico già rodato (ex assessore con Albertini). Ma ieri ha abbattuto i castelli in aria: “Quante possibilità ci sono che mi candidi a sindaco di Milano? Zero”. Prende quota, sempre in via ipotetica, la possibilità che a destra ci si accordi per puntare su Corrado Passera, leader di Italia Unica, che a Milano comunque correrà. Ma presto, molto presto. C’è chi sogna pure Vittorio Feltri, uomo libero.

 

Non ditelo ai professori di “noi non siamo crocette” e a quelli che volevano boicottare gli esami, ma in città quest’anno i 100 e lode alla maturità sono raddoppiati: 70 rispetto ai 35 dello scorso anno. Non sarà la #BuonaScuola, ma buone vacanze a tutti.

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