Ghe pensi mi

Ipotesi contraddittorie sull’Expo che funziona o forse no. Ma la città s’arrangia, e si muove

La meravigliosa faida sui biglietti dell’Expo non accenna a placarsi e anzi s’aggrava. I consiglieri comunali Marco Cappato e Mattia Calise (Radicali e M5s) hanno chiesto ufficialmente i dati sugli ingressi del mese di maggio. Basilio Rizzo, vecchia volpe rifondarola di Palazzo Marino, ha fatto il sarcastico: “La società Expo ritiene di non fornirli. Francamente, non si vede il perché: sono abbastanza solido psicologicamente per reggere a qualsiasi notizia”. L’ad di Expo Giuseppe Sala ha promesso che ai primi di giugno saranno comunicati i dati di maggio relativi alla vendita di biglietti, sarebbero 15 milioni, “l’unico dato inequivocabile”, ma non gli ingressi effettivi registrati dai tornelli. Pensare male, azzeccarci e altri andreottismi.

 

Sta di fatto che i commercianti di città si lamentano, “siamo cannibalizzati da Expo”, anche perché nel weekend si può visitare il sito fino a mezzanotte. La verità è che quello che per ora sta funzionando al di sotto delle attese è “Expo in città”, il fitto cartellone di eventi e luoghi coordinato dal comune e che ha come obiettivo rendere viva una città non proprio famosa per la movida attirando i turisti con mostre, teatro, moda e food (sono cinquemila i bar e ristoranti che espongono il marchio Expo). Ma i dati sono, as usual, contraddittori. Gli alberghi dicono più 10 per cento, le prenotazioni Airbnb più 293 per cento, i Navigli fanno il pieno, le mostre staccano biglietti in linea con le attese. Il problema, pare, è che nessuno spende per gli extra. Intanto, i tassisti che cantano vittoria per le carte bollate che hanno bloccato il nemico pubblico Uber ti spiegano che la ghiotta occasione dell’Expo per loro è rimasta carta straccia, “del resto i mezzi pubblici funzionano molto bene”.

 

La città però sta tutt’altro che ferma, e inventa cose vecchie e cose nuove, ad esempio per quel che riguarda la mobilità. Cose vecchie: i soliti comitati verdi e civici si mobilitano contro l’abbattimento degli alberi per i lavori della nuova metropolitana (il numero è 4, ma sarà in realtà la quinta linea). Il comune fa sapere che gli abbattimenti previsti sono scesi da 711 a 541, con 188 ripiantumazioni. Non proprio la deforestazione dell’Amazzonia, insomma, ma vaglielo a spiegare. Cose nuove. La fermata “San Siro Stadio” della linea lilla (ricordarsi che a Milano la metropolitana va a colori) testé inaugurata si chiamerà d’ora in poi “San Siro Stadio - Mediaset Premium”, grazie a un’inedita (per l’Italia) idea di sponsorizzazione che per la prima volta riguarda non le vetture, ma l’intero sito dell’Atm. I puristi dell’investimento pubblico a tutti i costi hanno taciuto, di fronte ai 180 mila euro l’anno che il comune intascherà. Calciatori di Inter e Milan all’inaugurazione, aspettando le top model quando inaugureranno, che so, la stazione “San Babila - Fashion District”. Nel frattempo il 16 maggio è partita la Teem, la Tangenziale esterna di Milano. Sospirata per anni tra le polemiche politiche e i pasticci di appalto, alla fine è stata realizzata in soli 32 mesi (no sforamenti) e 2,2 miliardi di spesa con intervento dei privati (gruppo Gavio e Intesa Sanpaolo). Partenza alla grande: la stima del traffico era di 25 mila vetture al giorno nei primi mesi; nei primi dieci giorni è stata di 40 mila.

 

Forse non è decisiva per il futuro della politica, ma la fine di Ncd a Milano merita una segnalazione. Il coordinatore milanese, Nicolò Mardegan, ha scritto una lettera ad Angelino Alfano, “lascio l’incarico, la direzione nazionale e il partito”, e ha salutato. Ufficialmente si sente “incompatibile” con il Pd, sebbene in Lombardia Ncd governi in regione con il centrodestra. La mossa di Mardegan segnalerebbe dunque un disagio a livello nazionale. Però intanto l’ex coordinatore ha già pronto un progetto tutto meneghino, “Noi per Milano”, che intende dialogare con “Milano Merita” di Giulio Gallera, capogruppo in consiglio comunale dell’ex Pdl con ambizioni nella corsa da sindaco. Grande è la confusione nell’ex regno del Cavaliere.

 

Se Milano fosse il Village di Bill De Blasio, l’Amministrazione Pisapia vincerebbe anche le prossime elezioni. Quando si tratta delle piccole manutenzioni social che fanno bene al senso civico e alla vita quotidiana le idee non mancano. L’ultima è una app che si chiama “Ghe Pensi Mi”. Vedete il cancello dell’area cani di un giardino pubblico che non si chiude? Il canestro di un playground rotto? Scaricatevi la app e segnalatelo al cumune. Per il migliore appagamento del vostro spirito, potrete seguire sullo smartphone tutto l’iter del pubblico intervento. MilanesiEuropei.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi