Stati generali

Il Pd si organizza tra eventi e una “Leopolda alla milanese”. Per sei mesi si discute di carcere

Le primarie di novembre del Pd (dopo l’Expo) saranno primarie di coalizione, e c’è pure chi le vorrebbe aperte agli elettori dell’intera Città metropolitana. Il partito per ora su questo non si pronuncia, mai aggiungere rischi al rischio. Ma il lavoro delle idee (e dei posizionamenti interni) in vista delle elezioni del sindaco nel 2016 è già iniziato, e giugno sarà mese cruciale. Sabato 13 è in programma quella che tutti chiamano la “Leopolda alla milanese”, all’Ansaldo. Trattasi di veri e propri “stati generali” del partito. Tavoli territoriali (10) e tematici (20) e un lavorìo per coinvolgere quanti più mondi possibili, dall’imprenditoria al Terzo settore, già avviato da tempo. Ma prima della Leopolda milanese accade altro. Sabato 6 giugno alla Diamond Tower in zona Porta Nuova c’è un evento dal nome “Mi030”, target studenti, sottotitolo “Come vorremmo la Milano del 2030”. L’idea è che il bel grattacielo (il quarto più alto in città) sarà per un giorno riempito dai progetti di chi nel 2030 avrà 30 anni. A ogni piano della torre, una domanda sul futuro. Molto architettonico, non a caso “Mi030” è organizzato dall’area del Pd che fa riferimento a Stefano Boeri, archistar ed ex sfidante di Pisapia. I primi ad aprire il dibattito, lunedì 25 maggio alla storica Libreria di via Tadino, saranno però i circoli “02PD”, area molto renziana, guidati da Pietro Bussolati, segretario del Pd a Milano, con un incontro aperto dal titolo “Visioni per il futuro della #BellaMilano”. Il linguaggio dice già molto dell’aria che che si respirerà: “Milano sempre più sede naturale degli headquarter delle imprese multinazionali in Italia”, “eccellenza a livello mondiale nei settori della moda e del design”. Ci saranno Alessandra Kustermann, Federico Sarica e altri. Intanto la sinistra-sinistra non sta a guardare. Si muovono da tempo i “ComitatiXMilano”, cioè le aree che avevano portato alla vittoria di Pisapia cinque anni fa. Il progetto è riprodurre una nuova “ondata arancione”, ma ci sono da mettere insieme molti cocci. Ad esempio dopo che i civatiani milanesi hanno comunicato di non voler lasciare il Pd insieme al loro ideale capo Pippo. “Comprendiamo la sua esasperazione e frustrazione”, hanno scritto, “ma l’affermazione di questi valori deve essere ottenuta dall’interno del partito”. Tra i firmatari il capogruppo dem in Consiglio comunale, Lamberto Bertolé.

 

Si potrà fare il bagno nella Darsena, il nuovo mare dei milanesi? Ah, saperlo. La Asl non si fida, il Consorzio Villoresi, che gestisce i Navigli, fa sapere che nei canali è vietato per motivi di sicurezza, ma che lì è un (bel) problema del sindaco. Intanto i ragazzi di Milano già si tuffano, si tuffano.

 

Il carcere di Bollate, il secondo della città, è un carcere modello. Per sei mesi, la sera, i riflessi festosi delle luci dell’Expo arriveranno fino alle sue mura. Per sei mesi dureranno anche gli Stati generali dell’esecuzione penale, non una kermesse ma un lavoro ambizioso, inaugurato lunedì scorso nel peni≤tenziario simbolo di un concezione civile della pena – “operoso, colorato, pieno di rose, in cui i detenuti si muovono come i ‘liberi’” – dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando. L’idea è mutuata da precedenti in Francia: sei mesi di approfondimenti con operatori, giuristi, intellettuali e società civile, 18 tavoli tematici – da “Spazio della pena: Architettura e carcere” a “Misure di sicurezza”, in cui lavoreranno personalità da anni impegnate a vario titolo in questo settore, da Rita Bernardini, paladina radicale dei diritti dei detenuti, al costituzionalista Valerio Onida, al giurista e filosofo del diritto Luigi Ferrajoli. I problemi, quelli di sempre: vita in carcere, detenute madri con figli, stranieri, istruzione, salute, giustizia riparativa. Da decenni sono irrisolti, ha detto Orlando, per via di politiche che hanno oscillato tra “pietismo per la disumanità del carcere e paura inconscia della collettività”, mentre va ricostruito “un principio di razionalità”. Anche perché “siamo il paese d’Europa con la recidiva più alta”. Ferrajoli ha notato che è “la prima volta che l’opinione pubblica viene coinvolta su un tema da sempre rimosso eppure tanto significativo per la civiltà di un paese”. E’ arrivato un messaggio di Giorgio Napolitano, Marco Pannella ha parlato di “un segnale di crescita e attenzione reciproca”. L’articolo 27 della Costituzione (“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”) a fare da guida nel disastro delle carceri italiane, che “risultano essere le migliori del terzo mondo”, come ha detto Giuliano Pisapia. Anche grazie all’impazzimento di un sistema penale che conta 36 mila figure di reato. Si vedrà. Prestare attenzione.

 

Anche gli stati generali della filantropia si sono dati appuntamento a Milano. Dal 20 maggio a oggi è in corso l’Assemblea generale dello European Foundation Centre, l’organizzazione che riunisce le principali fondazioni europee (600 rappresentanti) che si occupano della filantropia. Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo: “La filantropia non può essere vista come un bancomat, ma come un generatore di energia”. Aforistico.

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