Metropolitane

Sparatorie vere e attentati leggendari. Dante Ferretti punito per i suoi pupazzi. Mobili e soldi

Le leggende metropolitane sono inquietanti, soprattutto quando parlano della metropolitana. Nel giorno in cui un imputato a processo ha ucciso quattro persone dentro al Palazzo di Giustizia, ed è riuscito a fuggire in moto fino a Vimercate, Brianza (provateci in pieno giorno: ci perdete due ore), nel mentre che in prefettura era in corso un vertice sulla sicurezza di Expo con il ministro dell’Interno Angelino Alfano e Giuliano Pisapia, le leggende metropolitane si ridimensionano a quello che sono: paure collettive. La paura collettiva è il racconto della ragazzina che trova un portafogli, si presenta all’indirizzo riportato sulla carta d’identità, c’è un distinto signore musulmano, certe volte è vestito col caftano, altre no, che le dice: “Poiché sei stata onesta con me, ti do un consiglio: non utilizzare la linea rossa della metropolitana durante l’Expo, perché ci sarà un attentato”. Di maschi musulmani che gentilmente predicono attentati ne sono stati avvistati già a dozzine. Come per tutte le leggende metropolitane, le Forze dell’ordine hanno spiegato in ogni modo che allarmi non ce ne sono. Incuranti delle rassicurazioni, i ragazzi a scuola scommettono su linee del metrò e date alternative al 1° maggio e alla “rossa”. Il 29 aprile debutta finalmente la nuova tratta della linea lilla, obiettivo gettonatissimo almeno nelle chiacchiere e su Whatsapp. Su Facebook girano cose come: “Invito a un evento - Attentato alla metro Milano”.

 

Dante Ferretti s’è inserito nelle sempre più rutilanti polemiche sui ritardi di Expo. Le istallazioni da lui progettate rischiano di non essere pronte all’apertura del sito. Come diceva Rambo: da qualche parte del mondo, in qualche modo, qualcuno pagherà. Ma si potrebbe anche leggerla così: è una punizione divina per gli orribili pupazzoni Arcimboldo-style (Ortolino e Pasticcina, i nomi) con cui lo scenografo da Oscar da molti mesi ha deturpato angoli cruciali della città.

 

La minoranza Pd è pronta a misurarsi alle primarie, lista o coalizione scelgano gli altri l’arma, se i renziani che tengono le redini del partito in città e in regione proveranno a imporre un candidato gradito solo a loro. A giugno il Pd organizzerà gli “stati generali di Milano” (i renziani amano evocare il termine “Leopolda”), il segretario cittadino Pietro Bussolati ha rilasciato una lunga intervista per dire che “Renzi ha dimostrato che certi tabù possono cadere”. Intendeva le tasse (anche comunali) da abbassare. Intendeva  la sicurezza, intendeva (udite udite) più tolleranza per gli autovelox, autentica ghigliottina giacobina della giunta Pisapia. Onorio Rosati, leader della minoranza, non l’ha presa bene. Quelli sono temi della destra: “Bisogna partire al riconoscimento del bilancio positivo di Pisapia”. Ovviamente, il bilancio politico dell’avventura arancione è proprio il nodo del contendere, per ora sottotraccia per evitare spaccature. Sul fronte del centrodestra e di possibili liste civiche (il nome di Corrado Passera aleggia, ma non sembra destinato a concretezza) nessuno pare volerne approfittare.

 

“Arts & Foods” alla Triennale è la prima mostra di Expo a inaugurare (ieri). Curata da Germano Celant (googlare “compensi” per avere notizia di pregresse polemiche) promette, e mantiene un tour molto poco istituzionale nei toni pop tra mezzie stili diversissimi: pittura, scultura, film, foto, musica, architettura, pubblicità. Grandi nomi, grandi firme.

 

Il Salone del Mobile e il Fuorisalone, la “Milano Design Week” è dal 14 al 19 aprile, valgono economicamente qualcosa come 400 mila visitatori, mille e 200 eventi in città e 250 milioni di euro. Il resto del mondo, almeno qui, insegue.
Maurizio Crippa

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