Brividi

Ai terroristi il turismo piace e Milano si prepara ai lunghi giorni  a rischio dell’Expo. Ecco come

La panic room dell’Expo non è ancora stata costruita, ma è probabile che qualcuno ci stia pensando su (e ai ritmi in cui si lavora adesso, nel sito di Rho-Pero, farebbero ancora in tempo a predisporre un bunker antiatomico). L’assalto al museo Bardo di Tunisi, nuova sgradita conferma che ai terroristi il turismo piace, ha messo pressione. Nelle scorse settimane erano inoltre comparsi sui giornali italiani articoli “fonti dei servizi di sicurezza” su possibili “mobilitazioni antagoniste di massa” con capacità di interdizione e di danneggiamento “dieci volte superiore a quella del G8 di Genova”. Si attendono riscontri. Del resto il mantra della security di ogni grande evento è “thinking the unthinkable”. Matteo Renzi, nella sua concione una settimana fa davanti ai cinquemila operai dell’Expo, ha detto che ciò che era simbolo del malaffare ora diventerà simbolo di eccellenza, grazie soprattutto al lavoro del braccio energico della legge, il commissario Raffaele Cantone. Sul fronte della sicurezza ci si aspetterebbe altrettanta spavalderia, ma per ora il mantra è: efficienza e sangue freddo. “Le parole sono pesanti come le pietre: meglio usarne poche e precise”, ha detto il prefetto di Francesco Paolo Tronca, che per sei mesi sarà una sorta di commander in chief di Milano. Tutti gli esperti di security e i risk manager battono su un punto, la durata temporale dell’evento (non sono i 20 giorni delle Olimpiadi). Comune e prefettura segnalano che il recente vertice milanese dell’Asem, con una parata di capi di stato, è valso da prova generale ed è stato un successo sul fronte sicurezza. Il piano del Viminale annunciato pochi giorni fa stanzia 90 milioni di euro. Reparti mobili, artificieri, squadre speciali, esperti di tlc: Angelino Alfano promette qualcosa come 3.200 effettivi da spedire in città, 1.300 poliziotti, 700 carabinieri, 600 finanzieri oltre ai 600 militari. Il vero incubo concreto degli organizzatori, però, al momento, sono le code agli ingressi. Ci saranno quattro varchi, 225 tornelli, 100 metaldetector (più di quelli degli aeroporti di Milano e Roma messi insieme) ma far passare tutti e bene non è uno scherzo. Le sfide sono tante. Basti pensare che, per sei mesi, ogni notte entreranno nel sito di Expo diecimila persone di servizio con mezzi e quant’altro. I 600 militari promessi serviranno soprattutto di notte. Poi ci sono punti più sensibili di altri, come i padiglioni di Vaticano e Israele, adiacenti, e qualcuno paventa persino che la statua della Madonnina del Duomo possa essere un obiettivo a rischio. Expo ha anche appaltato una security interna, un migliaio di agenti.

 

Il cuore della sicurezza starà però fuori, nella data room, il Main operation centre costruito in una zona adiacente al sito, dove convergeranno tutti i dati informatici e di controllo e avrà sede anche il coordinamento di tutte le forze dell’ordine, sanitarie, d’emergenza h24. Un investimento da quasi 30 milioni, per Selex ES (Finmeccanica) partner tecnologico di Expo. Qualche critico segnala anche qui ritardi di progettazione. A Dubai, che ospiterà l’Expo del 2020, stanno già organizzando seminari con le migliori aziende di security del mondo per prepararsi. Non c’è solo il terrorismo. A settembre, era stata bloccata una società in odore di mafia che stava per aggiudicarsi un appalto proprio relativo all’Operation centre. Altro elemento di incubo è il calendario, fitto ma mobile, delle visite di personalità e capi di stato e governo, giorni di allerta superiore. Per ora solo Vladimir Putin, macho com’è, ha annunciato la data: sarà a Milano il 10 di giugno. Speriamo non con i tank.

 

Mille biciclette elettriche in bike sharing in arrivo a Milano, in aggiunta alle 3.600 gialle dueruote di BikeMi che già circolano. Scossa alla città.

 

Pane di Expo e Pane eucaristico. Il 18 maggio, ore 21, la diocesi proverà a bissare, coniugandosi al tema alimentare (in versione religiosa “non di solo pane”) il successo dello spettacolo-testimonianza alla città dedicato alla croce lo scorso anno. L’altra volta al centro dello spettacolo c’era la croce. Il gruppo di lavoro è già partito, guidato da don Davide Milani, il brillante portavoce della diocesi. Ci sono il biblista padre Franco Manzi, lo scrittore Luca Doninelli, il giornalista e critico d’arte Giuseppe Frangi, l’attore Giacomo Poretti, il regista Andrea Chiodi. L’anno scorso erano in cinquantamila in Piazza Duomo, e un milione collegati alla diretta di Tv2000, l’emittente della Cei. Grandi eventi.

 

Garantista d’antan, Giuliano Pisapia martedì ha presentato (con Rita Bernardini) alla Mondadori di Piazza Duomo “Io non avevo l’avvocato”, il libro (Mondadori) in cui Mario Rossetti, ex manager di Fastweb, racconta la sua odissea di vittima di errore giudiziario nell’indagine Telecom Italia Sparkle e Fastweb. Quattro mesi in carcere, otto ai domiciliari. Estraneo ai fatti. L’avvocato Pisapia, tra l’altro, s’è detto d’accordo con la legge sulla responsabilità civile dei magistrati.

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