Sabato grasso

Quanto vale il “brand Milano” tra clown buoni e sistema moda che fattura. Il gran Medardo Rosso

Sabato grasso

Il grasso grosso carnevale ambrosiano chiude domani, “chiacchiere” e coriandoli secondo tradizione e una posticcia, ma immancabile, anima sociale, molto cara all’assessore al Tempo libero, Benessere e Qualità della vita (“felicità” non hanno osato aggiungerlo), Chiara Bisconti, che ha sposato le maschere all’egregio evento del Milano Clown Festival – decima edizione – con 130 spettacoli in giro per la città. Inizio (il clown ha sempre una lacrima in tasca) alla Casa della Carità di don Colmegna, e un claim che fa poco sorridere, “Il NOI contrapposto all’IO odioso: ecco il festival!”.

 

Dopo il carnevale buonista, i vestiti buoni compariranno per la fashion week al femminile, che inaugura mercoledì 25 (per ora, tutti quelli che contano sono ancora a New York). Un tempo Milano era il sancta sanctorum del made in Italy, ora è la meta per il viaggio della speranza della nostra economia. Il business non va male: il “preconsuntivo 2014” dell’intero settore da poco diffuso è positivo. Fatturato cresciuto a 61,621 miliardi, +3,7 per cento, saldo import-export a +19,3 miliardi, ha snocciolato Mario Boselli, presidente della Camera della moda italiana. L’Expo segue a ruota, e non tutti verranno solo per vedere i semi biologici e i padiglioni “cluster” in mezzo alle vie d’acqua. Così la Camera della moda annuncia l’arrivo di una app per “orientare i visitatori a seguire tutti gli eventi che le maison stanno preparando”. “Sarà una settimana particolarmente ricca e si estenderà in tutta la zona di Milano”, ha detto Giuliano Pisapia. Il tempo delle polemiche con Dolce e Gabbana (“niente spazi agli evasori celebri”) disse l’assessore al Commercio D’Alfonso, è definitivamente passato. Pare.

 

C’è un drone che riprende dall’alto il cantiere di Expo 2015. Con le sue immagini ogni settimana viene realizzato un video-spot su YouTube. Grande sembra la confusione sotto il cielo, ma dicono che la situazione è eccellente.

 

“Medardo Rosso, la luce e la materia”, sarà la più bella mostra del 2015 a Milano (di certo, una delle). In attesa delle “Grandi Mostre per Expo”, di Giotto e Leonardo, e mentre le fiumane di turisti si accalcheranno sui percorsi prestabiliti seguendo il richiamo dei super eventi del pop artistico, ha inaugurato mercoledì 18 alla Gam, la Galleria d’arte moderna alla Villa Reale, la monografica di Medardo Rosso. Un grande, commovente, della scultura europea tra Otto e Novecento, milanese d’adozione e d’elezione, poi parigino, famoso per i suoi ritratti di bambini ma non solo. Alcuni dei suoi capolavori sono esposti per la prima volta a Milano. Fino al 31 maggio.

 

Quanto valga il “brand Milano” si scoprirà presto. Per ora se n’è discusso, ieri e oggi, in un apposito Forum, promosso dal comune e organizzato dal Comitato brand Milano, dalla Triennale e dall’Università Statale. C’era tutta la politica meneghina, i rettori di università, gli imprenditori che contano, i numi tutelari milanesi come Piero Bassetti. Per ora sappiamo che città come Barcellona hanno un direttore comunicazione e marketing, lo stesso capita a Rotterdam, a Lione. Noi abbiamo grandi progetti, e molto tempo da recuperare. Per ora, sappiamo che secondo l’ufficio studi della Camera di commercio il “brand” Milano funziona anche grazie a Expo, le imprese crescono (+2,2 per cento) e pure le start up innovative (15 per cento del totale nazionale).

 

La Turandot del Primo maggio alla Scala è già sold out. Il booking è stato aperto ieri mattina alle 9 e chiuso per esaurimento posti un’ora dopo. Fossimo nei panni della Cgil orchestrali, ci penseremmo.

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