Muoversi, raccontare

Sognare più aerei, temere Uber. Ci vuole un editore di Palermo per provare a parlare di Milano

Uber che paura. Ieri, erano addirittura “decine” le auto dei taxisti che, spontaneamente, hanno organizzato un’assemblea a cielo aperto sul piazzale di Linate e poi mezzo bloccato la strada tra l’aeroporto e il Pirellone per protestare contro la società che ha inventato la app per il servizio di macchine con autista. E quando il taxista si incazza. I sindacati di categoria si sono sfilati, ma l’aria non è buona. Si protesta contro il governo che nulla fa contro Uber e UberPop, “che continuano ad agire senza rispettare le regole”. Le regole della buona educazione, comunque, sono state rispettate dai soliti ignoti che hanno appeso uno striscione con insulti da caserma davanti a casa di Benedetta Arese Lucini, la capa di Uber. E pure contro l’assessore alla Mobilità del comune, Pierfrancesco Maran. Milano è la città che si prepara a ospitare 20 milioni di turisti in sei mesi per Expo 2015. Toccherà sperare in quel che resta delle piste ciclabili di Letizia Moratti.

 

Rimbalzata dalla Calabria per i Bronzi di Riace, l’Expo si è sentita negare dagli Uffizi di Firenze anche l’Annunciazione di Leonardo, pezzo forte fortissimo della mostra-pezzo forte in programma, quella sul genio di Vinci. Deciderà Dario Franceschini, forse. Del resto Expo era stata rimbalzata, in un primo momento, persino dal comune di Cremona (90 km) per l’Arcimboldo e si rischiava che del gran lombardo a Milano non rimanessero che i pupazzoni tristanzuioli di Dante Ferretti che troneggiano fuori dalla Centrale. Poi il sindaco di Cremona ci ha bontà sua ripensato, e il celebre “Ortolano” a Milano ci sarà. Per completezza di informazione, l’Annunciazione di Leonardo otto anni fa viaggiò felice fino a Tokyo. (“Sull’Expo ci abbiamo messo tutti la faccia”. Già).

 

“Milano è un animo incostante, non si può raccontare”. Si gira forse un po’ pericolosamente intorno alle curve del luogo comune, ma la chiusa del raccontino di Neige De Benedetti, “Milano come un’altra”, dice qualcosa di vero. Cioè che sono poche le visioni contemporanee della città, e prodotte dalla città, degne di nota. Un po’ per noncuranza, forse. Cosicché un libro di racconti tutti sbilanciati sull’oggi e intitolato “Milano”, l’idea di pubblicarlo l’ha avuta un editore di Palermo, Sellerio.  Sei racconti non proprio per attirare i turisti, tutti disegualmente dolenti, tutti che fotografano, forse sognano, una città ferma, inospitale. Multietnica e sola. Brutta e amata. Eccesso di sociologismo, qualche piagnisteo sinistrese. Centro-socialismo contro centro storico. Ma va bene. Non tutti sono belli, anzi qualcuno è brutto, ma non dico quale. Dico che vale la pena leggere quello di Francesco M. Cataluccio. Parla della stazione Centrale, anche di quanto sia brutta. Punto di fuga ma non d’arrivo di una metropoli culturalmente scombiccherata. Parla soprattutto, attraverso la storia di un profugo della Siria, un architetto di Aleppo, di ciò che sta accadendo oggi ai profughi in fuga dal califfo e da Assad e che da mesi abitano il mezzanino dell’ingresso della stazione, destinazione incerta. E il profugo, prima di rannicchiarsi al Binario 21, si ricorda del 20 dicembre 1988, la prima volta che vide la Centrale. C’erano urla e una gran folla. “Ci mise un po’ a capire che quel giovane affranto, strisciante sul pavimento, era un attore”. Era la notte in cui Franco Branciaroli recitò lì, nel suo luogo naturale, “In exitu” il grande teatro di dannazione e redenzione che Giovanni Testori aveva immaginato per la sua città.

 

“Tutti i colori tranne il grigio”, e per sottotitolo “la meravigliosa Milano di Bonvesin de la Riva raccontata da 20 illustratori”. E’ la mostra che inaugura domani a Casa Testori, a Novate Milanese (via con i treni della Nord). Riletta con il “De Magnalibus” (le “Meraviglie di Milano”) di Bonvesin, Milano è una città colorata, materiale, vivace. Giovani artisti milanesi, molte idee.

 

Fuga da San Valentino. Un sondaggio di hotel.com ha rilevato che Milano è considerata la città meno romantica d’Italia. Cose che non diresti mai.

 

La Mobility Conference 2015 organizzata da Assolombarda e Camera di commercio di Milano lo scorso weekend ha suonato il tamburo a favore degli aeroporti. Vietato depotenziare Linate, hanno detto, sviluppare più gli accordi intercontinentali per Malpensa, e soprattutto privatizzare la Sea, la società che gestisce gli scali controllata dal comune di Milano al 54,8 per cento. Delle tre idee, la più difficile da realizzare è l’ultima. Molto italiano. La privatizzazione di Sea è in discussione da anni, ma era diventata un tabù con la giunta di Giuliano Pisapia. Però oggi che Palazzo Marino è alle prese con bilanci difficili da chiudere e risanare, la privatizzazione è tornata magicamente fra le cose di cui si può discutere. Tripudio e sarcasmi dal centrodestra. Ma se ne parlerà “dopo Expo”, ha frenato il sindaco.

 

Il cardinale Angelo Scola ha criticato la proposta di creare in città un quartiere a luci rosse. La Lega era stata più spiccia: “Fatelo al Leoncavallo”.
 

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