La grande partita

Scommesse sul nuovo stadio del Milan mentre Expo gioca al calcio buonista e Scola vuole le moschee

Un evento al giorno, la promessa-minaccia di Expo 2015 ai milanesi, è già realtà molti mesi prima del fatidico 1° maggio. Ieri, a Palazzo Reale, l’evento era la presentazione di “MatchForExpo”, la partita benefica organizzata per il 4 maggio dalla Fondazione Pupi, l’ente a destinazione bambini di Paula e Javier Zanetti. Col Capitano (@javierzanetti), una banda di interisti di rispetto, da Giuliano Pisapia a @riotta (Gianni Riotta). “Poche città come Milano sanno accogliere le persone e far sentire tutti milanesi”, ha detto @riotta. Un bel concetto, forse non proprio da farci un tuìt, ma segnala l’afflato solidale davvero meneghino cui anche la comunicazione dell’Expo dà l’impressione di aggrapparsi (disperatamente?). Non solo Vandana Shiva.

 

La notizia clou del tout Milan in questi giorni è comunque il nuovo “concept stadium” del Milan: interrato per un quarto, 48 mila posti, 65 mila metri quadri dove ora ci sono i padiglioni 1 e 2 del polo urbano della Fiera, accanto alla nuova sede della squadra del Cav. Pannelli fonoassorbenti, giardini sopraelevati, un liceo sportivo e un albergo, preventivo 220 milioni lievitabili, soldi privati da Emirates in giù. Bella idea, in generale, per la città. Quel che ci sta dietro è anche più cruciale. E’ che Fondazione Fiera ha deciso di “valorizzare” e “riqualificare”, insomma dismettere, un pezzo ormai scarsamente utile del polo espositivo urbano. Strategie non proprio azzeccate di decenni fa. Ma quello dello stadio è solo uno dei sei progetti presentati in base al bando della Fondazione. Sarà dura per il Milan; ma sarà anche un altro pezzo pregiato dell’eterna rivoluzione urbanistica milanese e del suo imperscrutabile business. Cittadini dell’area Portello già sul piede di guerra, of course: più che un “Milanon”, Milano resta sempre una provinciale “Milanin”.

 

Gillo Dorfles (105 anni da compiere) si è fatto un selfie con Stefano Boeri sotto al Bosco Verticale, il (già) mitico grattacielo.
Più sottoterra del nuovo stadio rossonero, in questi giorni a Milano c’è solo la già sfumata (anzi mai esistita, dice lui) candidatura di Maurizio Lupi a sindaco di Milano. Lui dice no, ma la tifoseria per farne un sindaco “nazareno” e fortemente continuista con le recenti amministrazioni, una volta suturato nell’urna lo strappo di quella attuale, tambureggia da tempo. Ora è tutto più difficile. E la rottura di Ncd con la Lega salviniana (“in questo momento, meglio Renzi di Salvini, che è filorazzista e ha portato la Lega a una deriva razzista”, ha detto il Celeste, ex governatore lombardo) fa scricchiolare anche la giunta Maroni al Pirellone. Si vota tra un anno per Palazzo Marino, ma tutti sanno che di mezzo c’è il dividendo politico (o sottraendo?) dell’Expo, c’è quanto calerà ancora nei consensi Pisapia (un sondaggio di gennaio del Corriere dava al 70 per cento i contrari alla sua rielezione) e, a questo punto, anche la tenuta della regione. Intanto Matteo Salvini, strano Dna di leghista metropolitano, dice “mai nascosto che fare il sindaco di questa città è il mio sogno nel cassetto”. (Ieri, però, è stato sottoscritto l’accordo per la cassa integrazione dei lavoratori della Lega. Dove c’era via Bellerio, ora non c’è più un filo d’erba padana).

 

Il cardinale Angelo Scola, per tramite della Fondazione Oasis in un articolo ripreso dal sito ufficiale della diocesi, non ha benedetto la nuova legge regionale che introduce “princìpi per la pianificazione delle attrezzature per servizi religiosi”. “Una normativa che rende più difficile l’esercizio di una delle più essenziali facoltà connesse al diritto costituzionale fondamentale di libertà religiosa” per “impedire o dilazionare l’apertura di luoghi di culto per i fedeli musulmani”.

 

Al Museo diocesano, va in scena “Il Cristo mostra la ferita al costato tra Sant’Ambrogio e Sant’Agostino”, una tela di metà Quattrocento di Giusto di Ravensburg, gioiellino tardogotico che si credeva perduto. Fino all’8 marzo.

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