Felix Stanevskiy
Mi ricordo i miei primi passi in diplomazia. L’ambasciatore russo in Italia Ryzov mi ha chiesto di fare un pacco. “Che razza di diplomatico sei se non sai impacchettare niente?!”, ha detto al vedere il pacco che gli ho portato. Qualche anno dopo a Santa Cecilia un’altra gaffe. “Qual è la capienza della sala?”, mi domanda un viceministro. E sento di nuovo: “Che razza di diplomatico sei, se non sai rispondere alle domande del tuo principale?!”. Una volta in Georgia sono invitato da un ministro. Sono le nove di mattina, ed egli mi offre un bicchiere di vino: “Che razza di diplomatico sei se non sai bere?!”. Ho deciso di cambiare il mestiere. Sono venuto al Foglio, dove non mi chiedono che razza di giornalista sono.