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ArchivioUna fogliata di libri

"La Roma di Petroselli" di Ella Baffoni e Vezio De Lucia

Castelvecchi, 178 pp., 14 euro

Luigi Petroselli, il sindaco che più di ogni altro, nel Dopoguerra, ha tentato di dare a Roma un volto moderno, una identità forte, dopo quella miracolosamente legata al boom e ai miti della “Dolce Vita”, è stato sindaco per soli due anni, dal settembre 1979 all’ottobre 1981. Preso spesso di mira per la figura pesante e “inelegante” che lo faceva sembrare piuttosto un “edile” – nei suoi stessi ambienti era ironicamente soprannominato “Joe banana” – questo uomo venuto dalla provincia fu sempre circondato dall’immenso affetto popolare. A Petroselli, giustamente, i due autori rivendicano il merito degli sforzi dedicati all’obiettivo della “unificazione di Roma”, “l’unificazione culturale dei borgatari che si avvicinavano ai borghesi e l’unificazione territoriale delle borgate che si accostavano al centro”: un vasto programma da perseguire con la demolizione delle casupole fatiscenti dei borghetti, il risanamento delle periferie, la salvaguardia delle residenze popolari nel centro storico sempre minacciato dalla speculazione. In questo percorso, la realizzazione del quartiere di Tor Bella Monaca, sulla via Casilina all’esterno del Grande Raccordo Anulare, occupò un posto di rilievo, non solo per il significato urbano e urbanistico dell’opera, ma perché consentì a Petroselli e all’amministrazione di sinistra di avviare un nuovo rapporto, moderno e fruttuoso, con la categoria dei costruttori.

La Baffoni e De Lucia ricordano anche il progetto di eliminazione di via dei Fori Imperiali, la scenografica arteria voluta da Mussolini che taglia in due l’area archeologica dei Fori. Petroselli si batté per la sua eliminazione, una operazione che “avrebbe obbligato a un diverso rapporto fra centro e periferia, a una più razionale distribuzione delle funzioni direzionali e dell’accessibilità”. In controtendenza rispetto alla vulgata degli oppositori, i due autori sostengono che l’eliminazione dell’arteria avrebbe prodotto il miracolo di una Roma moderna “grazie all’archeologia”. Il progetto non venne realizzato, complici l’improvvisa morte di Petroselli e le spinte dei poteri contrari. Il libro ci restituisce infine una rievocazione affettuosa e nostalgica di quella Roma lontana, miserabile e splendida, ignorante e rozza ma anche insperata e impensata capitale di una cultura persino d’avanguardia, abbandonata e incompresa ma anche terreno di fertili esperimenti sociali e civili, fino a quella Estate romana che fece emergere i volti di una nuova società desiderosa di modernità, fantasiosa, laica e irridente, che si impadroniva di nuovo di notti fino ad allora solitarie e deserte. 

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