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ArchivioUna fogliata di libri

Charles Dickens aderisce alla Cosa rossa

Perché le vicende della Sinistra ricordano tre suoi romanzi

Le vicende preelettorali della sinistra, della Cosa rossa per intendersi, ricordano tre romanzi di Charles Dickens: “Great expectations”, “Hard times” e “Our mutual friend”. Vediamo con ordine. Le grandi aspettative riguardano i segretari dei quattro partiti riunitisi nella Sinistra l’Arcobaleno: Prc, Pdci, Verdi e Sd non fanno che sventolare sondaggi (ma quelli buoni ), ovvero quelli che li danno al 10 per cento. Speranze e wishfull thinking – per restare anglofili – non condivisi dal grande capo Fausto Bertinotti, che oggi ha cautamente spiegato in un’intervista a Liberal come il 10 per cento sia solo “la somma dei singoli partiti. Messi insieme – dice Bertinotti – non è detto che diano lo stesso risultato”. Ma la cautela ufficiale del comandante palesemente non corrisponde alle aspettative dei soldati. Il direttore di Liberazione, Piero Sansonetti, per esempio, ha già previsto magnifici anni all’opposizione. Parlando con questo giornale – quello di carta – ha costruito un parallelo tra la Cosa rossa e il Pci di Berlinguer: “Come il partito comunista – spiegava – riusciremo a influenzare il paese. Ci candidiamo all’opposizione partendo da un risultato elettoralmente significativo”. Auguri.

Ma alle Great expectations corrispondono anche i tempi duri, “Hard times”. E sono durissimi per la scelta dei candidati nelle liste. Sempre Sansonetti, intervistato sul Foglio, aveva chiarito i rapporti di forza tra il Prc e gli altri partiti alleati. Il maggior affluente della sinistra – vero serbatoio di voti per la coalizione – non ha alcuna intenzione di sacrificarsi riducendo i propri candidati a vantaggio di qualche “nanetto”. Come dice Sansonetti, il Prc ha fatto una scelta “generosa”, perché – spiegava il direttore – senza di noi gli altri partitini non entrerebbero neanche in parlamento”. Così il 40 per cento ( e forse di più) dei candidati in lista sarà espressione diretta del partito di Bertinotti, mentre agli altri toccherà dividersi i resti. Ma non senza problemi. E infatti ieri è scoppiata una lite domestica. Capita che il Pdci di Olivierio Diliberto voglia più parlamentari di Sd, “il cui peso elettorale – dicono da quelle parti, non senza ironia – è tutto da verificare”. Il fatto è che il partitino di Fabio Mussi, dopo la scissione dai Ds, è in crisi. Non solo d’identitità (fallita l’ipotesi della sospirata alleanza da sinistra con il Pd), ma anche per le piccole, eppur significative, defezioni che ha subito (Crucianelli, Nerozzi eccetera). Così è finita che adesso si profila sul serio un accordo – alle spalle di Mussi – che riduca il peso di Sd all’interno del cartello elettorale della sinistra (e pensare che, a proposito di Great expectations, Mussi aveva persino coltivato velleità leaderistiche sulla Cosa rossa). Secondo alcuni spioni Diliberto avrebbe già parlato con Paolo Ferrero – il competitor di Nichi Vendola alla successione di Bertinotti – e concordato un incremento di peso specifico per il suo Pdci (i due si sono parlati – dettaglio curioso – alla chiesa valdese di Piazza Cavour). Ferrero è sempre più in sella e non è un caso che Dilberto sia andato proprio da lui: la successione non è lontana. Da notare a margine è che ieri Bertinotti abbia confermato il suo “prossimo” ritiro dalle scene.

Il terzo – e ultimo – titolo dickensiano che riassume lo stato vitale della Cosa rossa è “Our mutual friend”. L’amico comune è Fausto Bertinotti, il presidente della Camera che vive in signorile e appassionato feeling con il Cav. e Walter. Un amicizia, però, sin troppo appassionata per gli umori combattivi di Oliviero Diliberto. Il segretario del Pdci vorrebbe un bell’affondo sul conflitto di interessi, per quanto concerne il Cavaliere, e un attacco senza esclusione di colpi alla svolta centrista e clericale di Veltroni. Insomma: non ci ha voluto, benissimo, adesso gli facciamo vedere i sorci verdi. D’altra parte Diliberto va particolarmente fiero della sua recente ospitata a Porta a Porta, quando a Walter – parole sue – gliele ha “suonate e cantate”. Intanto Bertinotti (per adesso) rispetta le consegne d’eleganza concordate con il CaW; anche se la settimana scorsa ha espresso un oscuro vaticinio: “Vedrete, il conflitto d’interessi tornerà alla ribalta”.

Una nota conclusiva: la Cosa rossa si è scocciata di sentirsi definire “radicale” dai notiziari Rai, specie ora in campagna elettorale: e dunque proteste vivaci in Vigilanza contro l’oligarchia mediatica di Pd e Pdl. S’avanza la teoria dilibertiana?

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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