IL FOGLIO .it - Direttore Giuliano Ferrara
accesso abbonati
ArchivioUna fogliata di libri

"La ballata per la figlia del macellaio" di Peter Manseau

508 pp., Fazi, euro 19,50

Finora, a vincere il National Jewish Book Award erano stati i mostri sacri della letteratura ebraica contemporanea: da Saul Bellow a Abraham Yehoshua, da Philip Roth a Jonathan Safran Foer e Michael Chabon. Nella cinquantenaria storia del premio non c’era spazio per gli scrittori “gentili”, tanto meno se, come nel caso di Peter Manseau, sono figli di un prete e di una monaca che hanno abbandonato i voti. Ma Manseau, con il suo straordinario “Ballata per la figlia del macellaio”, ha sconvolto le regole, riuscendo a fare suoi, e in modo estremamente convincente, i modelli della letteratura ebraica. Il romanzo, che per la sua poetica leggerezza è stato paragonato a un quadro di Chagall, gronda cultura yiddish. E non è un caso. Per anni, Manseau ha respirato questa cultura lavorando al National Yiddish Book Center di New York e ha voluto esprimere lo struggimento per quel mondo perduto che aveva conosciuto sui libri.
Protagonista è Itsik Malpesh, un ebreo russo moldavo che si autodefinisce con orgoglio “il più grande poeta yiddish in America”. Itsik racconta la sua storia a partire dalla nascita durante il tragico pogrom di Kishinev. Racconta la sua infanzia tra la scuola frequentata con poco profitto e il lavoro nella fabbrica di cui il padre è direttore e lui viene messo a spazzare piume e sterco di oche. Racconta la sua scoperta della grande letteratura e lo stratagemma di leggere a pagamento Dostoevskji. Racconta la rocambolesca fuga da Kishinev in una cassa e l’arrivo a Odessa, dove rimane cinquecento giorni e diventa sarto e stampatore, per poi approdare finalmente nella “Terra Promessa”: l’America. Ma Itsik descrive soprattutto il suo folle amore per Sasha Bimko, la figlia del macellaio. A quattro anni, la piccola Sasha ha assistito alla nascita di Itsik e ha cercato di difenderlo dalla furia dei moldavi che minacciavano di ucciderlo ancora prima che gli fosse tagliato il cordone ombelicale. Da allora, i due non si sono più incontrati ma Itsik si è innamorato di Sasha senza conoscerla, guardando semplicemente una sua fotografia. Da quel momento e per il resto della sua vita, a lei ha dedicato ogni parola, ogni verso delle sue poesie. A chi gli chiede come possa amare una donna che non ha mai visto, Itsik risponde: “Quante parole i rabbini hanno scritto su Dio? Per quanto tempo gli ebrei si sono afflitti per Gerusalemme sebbene non avessero alcuna speranza di ritornare a Sion?” Per Itsik, Sasha è la musa, l’ispirazione della sua vita e della sua poesia. Di lei scrive: “Ora so che quel che mancava era la speranza che, come la divinità, noi chiamavamo con molti nomi. C’è che la chiamava Terra Promessa, chi la chiamava Rivoluzione. Io, nella mia innocenza, la chiamavo Sasha Bimko. Chi di noi era più folle?”.
La narrazione della vita di Itsik è intervallata dai capitoli delle “Note del traduttore”, in cui a raccontare una storia parallela a quella di Itsik è un ragazzo di vent’anni che molto ha in comune con l’autore stesso. Dopo numerose vicissitudini sarà lui a tradurre l’autobiografia e le poesie di Itsik e a renderle così comprensibili al pubblico americano. Ed è sempre lui, nel romanzo, a cucire il passato e il presente di Itsik, in un sapiente gioco di flashback.
A metà tra saga familiare e romanzo picaresco, “Ballata per la figlia del macellaio” è un romanzo di incontri, di separazioni e imprevedibili riavvicinamenti, di pagine esilaranti e terribili, di rimpianto e di slancio verso il futuro. Una favola impastata con la realtà e narrata attraverso una scrittura lieve e intensa, capace di avvolgere il lettore nella sua malinconia.

Sito certificato Audiweb

Web Design: Vai al sito di Area Web     Hosting: Vai al sito di Bluservice     Advertising: Vai al sito della divisione WebSystem del Sole 24 Ore