Autobiografia di un’orfana sballottata tra povere famiglie campagnole finché viene adottata per capriccio da una coppia di intellettuali parigini, gli Zervos, mitici galleristi-collezionisti, editori dei Cahiers d’art. Lei diventa pupilla e allieva di Picasso, Matisse, Legèr, Aragon. Scrive, dipinge, interpreta film sperimentali; attivista comunista, appena maggiorenne fugge a Gerusalemme, si converte all’ebraismo e sposa uno dei padri fondatori di Israele, che potrebbe essere suo padre. La storia di Yvette potrebbe sembrare quella di Cenerentola, ma la realtà non è una fiaba: bene e male sono dappertutto, non ci si può far niente. C’è una profonda continuità nelle due vite di Yvette ed è il bisogno di essere accettata, la paura del rifiuto, di essere rispedita al mittente e insieme il terrore di affezionarsi, di avere dei ricordi che le verranno strappati, dei sogni, dei progetti di cui “i nuovi padroni”, cioè i genitori adottivi di turno, potrebbero ridere con cattiveria o condiscendenza, fa lo stesso. “Insomma, noialtri orfani ci portano di qui, ci spostano di là, ci rispostano. E’ il nostro destino. Non si può dire nulla, farci nulla. Non ci si abitua, ma esteriormente, si fa finta. Che non ci giudichino delle mammolette”.
Nello strazio di questa bambina c’è però sempre un momento in cui si scrolla dalle spalle il vittimismo e ha uno scatto di orgoglio, può essere una battuta sarcastica, o la sicurezza che lei, nonostante tutto, può farcela. Questa forza le viene da lontano, da mamma Blanche, cui era stata affidata dall’Assistenza pubblica in cambio di un misero sussidio: lei le aveva dato tutto, il suo sapere di contadina, le erbe e le bacche con cui cura e cucina, le storie. E mai piangersi addosso, andare dritto per la propria strada perché “nessuno può sporcarti, sminuirti, umiliarti, se non tu stessa’” Yvette ha otto anni, aiuta in casa, nei campi, a scuola è la più brava. Poi da un giorno all’altro viene data a un’altra famiglia terribile, violenta. Ma non vuole cedere all’abbrutimento. Gli sfoggi di erudizione, di pensieri e immagini “sublimi” sono i momenti meno felici, più scontati del romanzo.
Poi scoppia la guerra. Poi arrivano gli Zervos, la adottano perché è bionda, ha quel buffo accento e spirito borgognone, disegna bene, è il loro “diamante grezzo”. Migliori scuole, migliori maestri, migliori sarti, il padre abusa di lei, la mamma che la porta dal parrucchiere e la fa recitare. Vittima e complice, subisce e si sente gratificata. Sarebbe un’ingrata a fuggire da chi ha fatto tanto per lei.
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