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ArchivioUna fogliata di libri

"Zia Mame" di Dennis Patrick

380 pp., 15,60 euro, Adelphi

Nessuno può resistere a Zia Mame, protagonista del romanzo omonimo, scritto da Patrick Dennis (uno pseudonimo) e ora pubblicato in italiano da Adelphi, a cinquantacinque anni dalla prima uscita americana. Meglio tardi che mai, per un libro così divertente che non ci si stupisce affatto nell’apprendere che fu giudicato invendibile da diciannove editori, prima che se ne trovasse uno disposto a rischiare. Pensato come una serie di racconti, fu riscritto in forma di romanzo grazie alla trovata di un editor che suggerì all’autore di inserire una narrazione parallela in cui la protagonista si riconosce nel Personaggio Indimenticabile di un vecchio numero di Selezione. E’ il 1955, il libro entra nella classifica dei dieci titoli di maggior successo del New York Times e ci rimane per più di due anni, con due milioni di copie vendute.

Dietro Patrick Dennis – nella finzione libresca nipote orfano di Zia Mame, che lo accoglie decenne nella sua stravagante e avventurosa esistenza dopo la morte del di lui padre e di lei fratello, il noiosissimo Mr Dennis – c’era Edward Everett Tanner III, geniale matrioska della letteratura americana. Un tipo che convisse con tali e tante identità da finire, dopo un tentato suicidio, in clinica psichiatrica. Una volta dimesso, decise di diventare un impeccabile maggiordomo al servizio di Ray Kroc, inventore e proprietario di McDonald’s. Un’uscita di scena così eccentrica che nemmeno Zia Mame avrebbe avuto niente da ridire. Ed è più che degna di Zia Mame – degna di un vero Personaggio Indimenticabile – la considerazione che quel perfetto servitore di nome Edwards Tanner (ultima mutazione onomastica di Edward Everett Tanner III) consegnò a un ignaro intervistatore del Chicago Tribune, il quale lo aveva compulsato sui segreti del mestiere di maggiordomo di vecchia scuola britannica: “Vede, quando uno passa trent’anni ad ascoltare conversazioni fatue, servire a tavola gli sembra molto meglio che chiacchierare”. Come il suo creatore nella realtà, anche Zia Mame è stata Zelig. Una Zelig femmina in grado di vivere mille vite e di incantare chiunque, gran dama ed eterna debuttante, maliarda e cavallerizza spericolata, sposa fedele e scalatrice di mura di college maschili, vedova affranta e poi sbarazzina, sperimentatrice entusiasta di ogni novità mondana, capace però di mandare all’aria il matrimonio del nipote con la facoltosa rampolla di una schiatta orrendamente antisemita. Sempre sopra le righe, accompagnata in Rolls dal maggiordomo giapponese e insediata nella lussuosa dimora di Beekman Place, ritrovo di avanguardie newyorchesi, Zia Mame sa passare con grazia dalla ricchezza smodata alla vendita porta a porta di pentole di alluminio, purché ci sia del gin fizz a tiro. Nessuno come lei seppe cavalcare i decenni dai Venti ai Cinquanta, sempre allegra con brio.

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